Titoli di Stato: il nuovo rischio globale?
I Credit Default Swap tornano a salire, mentre l’ITRAXX scende con ulteriore restringimento degli spread. Focus sul Club Med (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia).
Già in passato abbiamo parlato dell’aumento del debito pubblico USA e dei rischi a livello di stabilità che il sistema economico a stelle strisce dovrà affrontare.
Leggendo diverse fonti, mi sono reso conto che la maggior parte degli operatori sente come possibile un grande aumento del rischio proprio sui titoli governativi.
La causa: crisi dei bilanci pubblici, tasso disoccupazione, mancanza di investimenti nelle infrastrutture che possono garantire una continuità alla ripresa economica.
A Davos, in Svizzera, il World Economic Forum (WEF) sarà incentrato anche su questo argomento. Ma noi come sempre ci muoviamo un po’ prima e cerchiamo di capire come si sta impostando il mercato obbligazionario. Prendendo spunto dal una nota del sito Bluerating, in base ai calcoli realizzati da Fmi entro il 2010 il debito dei paesi dovrebbe salire in media al 118% del Pil dal 78% dei livelli pre-crisi del 2007.
La situazione , quindi, sta diventando tendenzialmente più pesante.
Innanzitutto vi invito a rivedervi i post sul debito pubblico: troverete analisi, slides e schede decisamente interessanti che meglio vi spiegheranno come si sta evolvendo la situazione.
Quando il rischio paese supera il rischio corporate
La cosa che però voglio segnalarvi in questo post è la curiosa, forse assurda ma evidente decorrelazione tra i credit default swap dei titoli governativi e l’indice ITRAXX, che sintetizza i CDS delle principale aziende corporate europee.
La logica ci porterebbe a dire che, in linea di massima, un titolo corporate è sempre più rischioso di un titolo governativo e, se peggiora il rating di uno stato o il sentiment sullo stesso, i titoli corporate per forza di cose dovrebbero subire una volatilità enfatizzata da una sorta di effetto leva.. Invece…guardate questo grafico.
Credit Default Swap: ITRAXX alla riscossa
< Click to enlarge! >
Vedete in modo chiaro che i CDS degli stati si sono impennati all’insù, mentre l’ITRAXX tratteggiato, continua serenamente la sua discesa.
Cosa possiamo dire a questo proposito? Che fondamentalmente il mercato sta ulteriormente chiudendo gli spreads tra governativi e corporate, proprio a causa della valanga di liquidità che sta asfissiando il mercato non solo obbligazionario.
Buttando un occhio sui governativi, è più che mai evidente la situazione di difficoltà, quantomeno a livello di CDS, della Grecia (in giallo). I CDS si sono impennati dopo che si è smascherata la truffa che Papandreou & Co hanno confezionato alla BCE: un bel pacchetto di dati falsi solo per poter restare virtualmente nei parametri e non subire le paranoie di Bruxelles.
L’Italia invece mantiene una certa stabilità, mentre, non presenti nel grafico per motivi di spazio ma postati a parte qui sotto, Portogallo e Spagna (gli ultimi 2 paesi del Club Med, come viene definito) iniziano ad avere una situazione più problematica
Quindi oggi sono i Credit Default Swap a tornare ad essere visti, ancor più che i rating per i singoli stati, come metro per poter giudicare la solvibilità di un emittente.
Conclusioni
Guardando l’andamento dei CDS, qualche timore in più sulla Grecia ci deve venire, anche se molto probabilmente parlare di default del paese greco è quanto mai utopistico. Non vado certo a dire in modo aperto e chiaro che un decennale greco, che oggi rende un 6% , sia una spavalda ed evidente occasione d’acquisto, però non posso non notare questa situazione. Quindi a livello speculativo (ripeto, SPECULATIVO) tenetene conto.
Per il resto, l’andamento dell’ITRAXX è segno che il mercato è in piena bolla speculativa. Quindi stiamo in guardia.
STAY TUNED!
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Tags: bolla speculativa, credit default swap, debito pubblico, Itraxx, liquidità, mercato obbligazionario, rating, ripresa economica, tasso disoccupazionePosts correlati
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19 gennaio 2010 alle 14:51
intanto un’agenzia informa che l’istituto di statistica greco è stato “commissariato” dalla UE…
e chi commissarierà quello della UE?
e il bls? chi lo commissaria???
insomma, far parte dell’europa vuol anche dire che non sei più tu a poter raccontare bugie…
19 gennaio 2010 alle 14:56
Bella analisi, bravo DT.
Solo una domanda: quale paese rappresenta la linea ZTCO in arancione del primo grafico?
19 gennaio 2010 alle 16:06
@ pavel:
hai ragione… scusa.. si tratta dei nostri amici… USA !
19 gennaio 2010 alle 18:01
Ciao,
leggo da poco questo blog, complimenti, anche se devo ammettere che capisco la meta’ di cio’ che scrivete ( o forse il 20% ?)
Comunuq visto che si parla di debito pubblico avrei una domanda
il debito pubblico italiano e’ ormai a 1800 miliardi, il rapporto debito / PIl = 115% l’ultima finanziaria, e nonostante sia stata presentata come un ottimo risultato qualsiasi finanziara e’ praticamente irrilevante rispetto al debito pubblico in quanto, + o – ogni mese del 2009 abbiamo mandato in fumo all’incirca una finanziaria e mezza di aumento del debito pubblico.
La situazione ormai e’ irreversibile e per gli altri stati europei o americani si puo’ discutere di chi sta meglio o peggio, ma mi sembra che ci stiamo rubando le briciole !!!
Come si potra’ uscire da questa situazione nel breve medio termine ?
A parte scenari catastrofici (default di stati con conseguenze inimmaginabili) l’unica cosa che mi viene in mente e’ un aumento dell’inflazione, e magari una inflazione reale con tassi superiori a quelli dei titoli di stato, in modo che se il valore nominale del debito aumentera’, il valore reale potra’ diminuire e tra 10 anni potremo fare un superEuro = 1000 Euri e il superDollaro = 1000 dollari che ci permetteranno di ripartire.
Ha senso questa ‘intuizione’ o c’e’ qualcosa che la impedirebbe ?
Ci sono altri scenari possibili / probabili ?
Grazie e ancora complimenti per il Blog
19 gennaio 2010 alle 18:20
@ Carlo:
Benvenuto Carlo. LA tua ipotesi è tutt’altro che folle. L’inflazione è amica della distruzione del debito. Problema: se arriva l’inflazione che ne sarà dell’economia già claudicante? E in questo momento, l’inflazione è possibile o si va verso addirittura alla deflazione?
Utilizza il motore di ricerca interno (in alto a destra) e inserisci deflazione, inflazione, oppure vai nella categoria Macroeconomia… E buona lettura!
CIAO!
19 gennaio 2010 alle 19:15
Greetings from RGE!
This week we look at a topic we’ve been following closely of late—the deterioration of sovereign balance sheets in several advanced economies and the looming threat of debt downgrades. Later this week, RGE will release to our clients a paper examining this issue in greater depth.
In 2009, downgrades and debt auction failures in countries like the UK, Greece, Ireland and Spain were a stark reminder that unless advanced economies begin to put their fiscal houses in order, investors and rating agencies will likely turn from friends to foes. The severe recession, combined with a financial crisis during 2008-09, worsened the fiscal positions of developed countries due to stimulus spending, lower tax revenues and support to the financial sector. The impact was greater in countries that had a history of structural fiscal problems, maintained loose fiscal policies and ignored fiscal reforms during the boom years. Going forward, a weak economic recovery and an aging population is likely to increase the debt burden of many advanced economies, including the U.S., UK, Japan and several eurozone countries.
In 2008-09, the stance of these governments to do “whatever it takes” to backstop their financial systems and keep their economies afloat soothed investor concerns. But if countries remain biased toward continuing with loose fiscal and monetary policies to support growth rather than focusing on fiscal consolidation, investors will become increasingly concerned about fiscal sustainability and gradually move out of debt markets they have long considered “safe havens.”
Most central banks will withdraw liquidity starting in 2010, but government financing needs will remain high thereafter. Monetization and increased debt issuances by governments in the developed world will raise inflation expectations. These governments will have to offer higher real yields or investors will move to more attractive emerging markets. Some countries will continue to witness increased credit default swaps. Higher yields and interest cost on debt will also hurt economic growth—by crowding out private consumption and investment, and reducing government’s productive spending. Several factors will likely influence investors’ perception about sovereign risk—a country’s debt financing ability, its status as a “safe haven” relative to other developed economies, politicians’ commitment to undertake fiscal reforms, exchange rate movements, and the debt maturity structure.
The UK, Spain, Greece and Ireland will face sovereign risk pressures, especially if their fiscal imbalances are not addressed immediately. Some eurozone members are quickly approaching their debt sustainability limits as deleveraging through devaluation is not an option for these countries. Countries like Germany—whose fiscal imbalances have deteriorated largely due to the economic and financial downturn—might have a greater capacity to stabilize their debt ratio. The U.S. and Japan might be among the last to face investor aversion—the dollar is the global reserve currency and the U.S. has the deepest and most liquid debt markets, while Japan is a net creditor and largely finances its debt domestically. But investors will turn increasingly cautious even about these countries if the necessary fiscal reforms are delayed. The U.S. is a net debtor with an aging population, weaker economic growth and risks of continued monetization of the fiscal deficit. Japan’s aging population and economic stagnation will reduce domestic savings.
Developed economies will therefore need to begin fiscal consolidation as soon as 2011-12 by generating primary surpluses by a combination of gradual tax hikes and spending cuts. However, an aging population, a sluggish economic recovery and higher unemployment will keep governments’ entitlement spending high and revenues subdued. These factors might also make tax hikes politically challenging. Fiscal consolidation efforts might not be strong until the bond vigilantes signal shifting to safer assets. To achieve credibility, governments will need to pass binding legislation enforcing tighter fiscal belts when their economies begin to recover on a sustained basis.
Roubini Global Economics | 131 Varick Street, Suite 1005 | New York, New York 10013
Tel: 212.645.0010 | Fax: 212.645.0023
20 gennaio 2010 alle 23:16
Bello questo articolo.
Vi invito a leggere l’ultimo articolo che ho pubblicato 8€insieme alla prof.ssa con cui lavoro all’Università) su wall Street Italia a proposito dei CDS. Una visione complementare a quanto avete detto:
http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/01/nuovo-contributo-su-wall-street-italia_20.html
Con grande stima per il bel lavoro che fate