Mr. Smith, tasso di risparmio e credito al consumo

Se andiamo a vedere questi grafico su credito al consumo e tasso di risparmio viene il dubbio che il consumatore americano si sia “normalizzato”.

18 dicembre 2009, ore 15:00
14 Commenti »

money

Da sempre Mr Smith, ovvero lo stereotipo del consumatore tipo a stelle e strisce, è celebre per la sua mania di consumare….ben oltre le sue possibilità.

E grazie a questa sua mania, l’economia è cresciuta. Ma occorre ammettere che non ne ha solo beneficiato l’economia americana, ma proprio quella globale.

Ora però le cose stanno cambiando. Guardate questo grafico sovrapposto.

Vedrete nell’ordine:

 

 

 

1) Consumer Price Index in percentuale (bianco)
2) Tasso di risparmio medio (arancione)
3) Tasso crescita del (giallo)
4) Indice SP 500 (verde)

tasso-rispario-credito-consumo

Come potete vedere, dopo che il tasso di risparmio è stato per anni a livelli molto bassi, possiamo assistere ad un’. ha paura del futuro, cosa che non era accaduta in passato, dove la fiducia della grande macchina americana lo portava a spendere e spandere.
Inoltre il è letteralmente crollato. Sia perché la gente consuma meno, sia perché è meno concesso dalle banche, visto anche il delinquency rate (tasso di insolvenza) che ha raggiunto livelli siderali.

Ma nel frattempo il Consumer Price index è salito: grazie alla benzina governativa che però avrà effetti limitati.

Quindi ritengo assolutamente da tenere in considerazione questo cambiamento di stile di vita del mitico . Perché a pagarne le conseguenze sarà non solo l’economia USA ma ancora una volta l’economia globale. E la grande potenza cinese, al momento, non ha ancora la forza per sostituirsi completamente a livello di consumi, al colosso a stelle e strisce.

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  1. è si dream.
    il moltiplicatore monetario farà il suo lavoro al “contrario” stavolta!
    cmq, al di la dell’inflazione “importata” o generata dalla speculazione, il fatto che influenzerà davvero l’economia, a mio giudizio, è proprio la restrizione del credito.
    questa implica necessariamente deflazione, alla lunga.
    per inflazionare, servono all’atto pratico stipendi in crescita o credito a buon prezzo per tutti; serve quindi un meccanismo REALE che permetta al denaro di giungere alla gente. questo meccanismo ancora manca. Se in futuro sarà sviluppato, se in altri termini la FED e il governo usa troveranno il sistema (se vogliono lo trovano) di spostare la liquità di riserva (quella già creata) o di generare altra liquidità nelle tasche dei cittadini, sarò il PRIMO a avvisare dei rischi inflattivi.
    PEr ora, magari sbagliandomi, non ne vedo sulla lunga distanza.

  2. Articolo tratto dal blog la grande crisi
    AZggiornamento Grecia bis

    venerdì 18 dicembre 2009
    La Grecia (e non solo) nelle mani di Moody’s (?)

    Non si finisce mai d’imparare.
    Come tutti sappiamo Fitch e S&P hanno tagliato il rating sul debito della Grecia a BBB+ ovvero sotto al fatidico livello A.
    Tralasciando le altre implicazioni di queste bocciature, una delle principali conseguenze è principalmente “tecnica”: la BCE per statuto non poteva stampare denaro e fare quantitative easing, pertanto ha deciso di aggirare l’ostacolo mettendo in piedi un QE mascherato…(in varie forme).
    Per esempio le banche degli stati membri possono parcheggiare i titoli di stato “di casa loro” presso la BCE e ricevere in cambio liquidità ad un costo irrisorio, che poi fanno fruttare a “1000″ in gran parte tradando a stecca nelle borse di stato a senso unico ed in minima parte concedendo credito (caro e salato) all’economia reale.
    Un bel sistemino, non c’è che dire….ma le banche (ed i loro grandi azionisti…) hanno importanza “sistemica” mentre le aziende ed i cittadini posso pure affondare.
    Ecco perchè le aste di titoli di stato che hanno un rapporto rischio/rendimento che non attirerebbe nemmeno un “pollo” sono sempre ampiamente coperte mentre invece dovrebbero andare deserte.
    Il sistema è senz’altro ben congegnato soprattutto perchè il 99% della popolazione non ne conosce l’esistenza e dunque vive tranquilla e serena.

    Ed ecco che arriviamo al punto: la BCE per “regalarti i soldi” una volta accettava roba tosta, almeno di rating A…poi con il peggiorare della Crisi ha incominciato a diventare “di bocca buona” accettando anche titoli di rating B (sotto c’è direttamente la spazzatura, livello junk).
    Ma tale “maggiore tolleranza” è temporanea: in teoria a gennaio 2011 si dovrebbe tornare ad una maggiore selettività accettando nuovamente solo roba buona (si fa per dire) di rating A…
    E 12 mesi sono veramente un tempo strettissimo per rimettere in quadro dei conti pubblici disastrati e per migliorare il proprio rating (ne sa qualcosa l’Italia che da 20 anni non riesce a far rientrare in modo sostanziale il suo mega-debito pubblico).

    Ecco cosa succederebbe alla Grecia o ad altri Stati eventualmente declassati:
    La banca centrale greca ha chiesto agli istituti creditizi domestici di individuare fonti di finanziamento alternativo, per essere pronte quando la Banca centrale europea inizierà a drenare la liquidità fornita al sistema.
    Le banche greche hanno finora preso a prestito importi proporzionalmente maggiori di altri paesi di eurolandia: 42 miliardi di euro su un totale di 570 miliardi.
    Dall’inizio della crisi la Bce ha accettato un collaterale di ridotta qualità a garanzia dei propri finanziamenti. Prima dell’inizio della crisi, infatti, il livello minimo di rating ammesso dalla Bce era la singola A, oggi siamo alla tripla B, il limite inferiore dell’investment grade, sotto il quale c’è lo status di junk, cioè spazzatura.
    Quando la Bce ritirerà lo stimolo (mossa che al momento non appare imminente, ma i mercati si portano sempre avanti), le banche greche saranno costrette a cercare finanziamenti a prezzi di mercato, evidentemente ben più onerosi.

    Ma la cosa che ho scoperto è questa: alla BCE basta che anche una sola delle tre sorelle-zoccole del rating (S&P, Moody’s, Fitch) mantenga la lettera A, anche una sola.
    Visto che Moody’s non si è ancora espressa…il futuro prossimo del debito della Grecia ed una spinosissima questione dell’area euro (e dunque dei mercati mondiali) è nelle mani di un’agenzia di rating privata.
    …under normal circumstances eurozone sovereign bonds are only eligible for ECB collateral as long as they have an A- rating or better from one of the three credit rating agencies…
    …That means that if Moody’s were to cut Greece three notches (to Baa1+, Moody’s equivalent of BBB+) Greece would be cut off from Europe’s key financing facility on January 1, 2011…
    . . . the unthinkable – that the ECB would not accept sovereign securities from a member as collateral – has become a measurable risk, and one exclusively controlled by Moody’s. Clearly untenable!
    E’ proprio il caso di dire: SIAMO IN BUONE MANI!…..

    Nota a margine: visto che il caso Grecia è un importantissimo ed intricatissimo “banco di prova” della tenuta dell’area euro…non è che il giudizio di Moody’s opportunamente “telecomandato” potrebbe diventare una comoda scappatoia per guadagnare tempo oltre al gennaio 2011?
    Certo che mantenere la A alla Grecia sarebbe veramente ECLATANTE….non meno però del mantenimento della tripla AAA di USA ed UK….per cui tutto è possibile anche se improbabile.

    Anche perchè il caso Grecia rischia di diventare un vicolo cieco: qualunque soluzione si adotti potrebbe rivelarsi comunque una sconfitta.
    1- Se la BCE salvasse la Grecia cacciando la grana si creerebbe un terribile moral hazard pan-europeo: tutti i meno virtuosi correrebbero a chiedere soldi alla BCE mentre quelli che hanno messo in campo tagli “lacrime&sangue” (come l’Irlanda) s’inkazzerebbero come iene e per ripicca potrebbero riprendere a scialare….
    2- Se invece la BCE non aiutasse od addirittura espellesse la Grecia, si aprirebbe una grave crepa nell’area euro che potrebbe trascinarsi dietro gli altri anelli deboli della catena.
    Va considerato che il messaggio dell’espulsione potrebbe essere interpretato come “meritocratico” e virtuso: “la BCE aiuta solo chi fa politiche serie e rigorose di taglio del debito pubblico”….e sulla lunga potrebbe anche essere premiante per l’euro.
    Variante alla soluzione n° 1: si potrebbe “dare un colpo al cerchio ed uno alla botte” cercando di far intervenire l’FMI. Ma sarebbe comunque un salvataggio di un membro dell’euro, anche se maggiormente “mediato” ed indiretto.

    Do infatti per scontato che l’attuale governo socialista di Papandreou, eletto dai cittadini proprio nella speranza di mantenere tutta una serie di benefits sociali, non sia in grado di mettere in piedi una politica lacrime&sangue senza sorbirsi una rivolta civile e senza cadere in 4 e 4 otto.
    E dalle informazioni in mio possesso, in Grecia è diffuso un sentimento “ricattatorio” e ben poco disposto ai sacrifici.
    I Greci sostanzialmenre ragionano così: noi siamo (più) poveri, non vogliamo rinunciare ai nostri pochi privilegi conquistati a fatica (e sbracando il debito pubblico aggiungerei…), sono gli altri stati (più) ricchi della UE che devono darci una mano altrimenti il “loro” euro va in pezzi….
    Insomma, una bella partita…non c’è che dire.

  3. thumb_1261149508creditoalconsumo.png

    :D

  4. Commento intelligente Matta. Prova a spiegarlo a qualche banchiere se riesci a farglielo capire. Loro parlano solo di inflazione, e io osservo sempre, ma se il mio potere di acquisto diminuisce perché lavoro meno e tutto aumenta, dove sono le risorse per generare inflazione? Ancora non ho trovato una persona che mi spieghi come faranno a mandare la liquidità alle persone comuni se ristringono il credito. In passato esso è stato il volano per l’inflazione, ma oggi, con i tassi a zero, se vai a chiedere un prestito fai prima a concederlo tu alla banca che loro a te. Poi tra loro fanno come vogliono ma al cittadino non arriva più nulla. Solo se ricominciano aconcedere credito si può ripartire e a quel punto la leva delle banche dove andrà a finire.
    Che gran casino!

  5. Vi allego alcuni grafici sul credito al consuno by usathumb_1261149745credito.png

    thumb_1261149977credito.pngthumb_1261150043credito.png :D

  6. @ faustino:
    l’inflazione è una cosa che effettivamente preoccupa anche me. le premesse ci sono tutte, tutte e anche di più!
    ci sono tuttavia delle ragioni che mi fanno dubitare che possa avvenire così come in passato.
    1) è l’america! finche dollaro sarà moneta di riserva, difficilmente si creeranno le condizioni per una reale svalutazione. Paradossalmente, una diminuzione dei commerci coinciderà con il rafforzamento del dollaro:
    se
    – le materie prime e i contratti finanziari
    in giro per il mondo saranno ancora fatti
    in dollari
    – ci sarà una riduzione dell’import
    statunitense americani, accompagnata da
    una riduzione (che ancora non c’è stata)
    dei liquidity swap della banca centrale,
    il dollaro diverrà merce preziosissima! altro che inflazione!!!
    2) il dollaro svaluterà esattamente rispetto a cosa? sicuramente non rispetto all’euro, e per ora non sembra nemmeno rispetto alla moneta cinesi, i cui custodi hanno ben capito che possono ancora sfruttare l’avidità dei nostri “imprendivacche” e dei loro tirapiedi politicanti, disposti a mandare a puttane i loro paesi solo per vender scarpe con margini più alti.
    3) per inflazionare, se il mio ragionamente non fa difetto, servono o nazionalizzazioni, in maniera da decidere politicamente il livello dei salari, via via crescenti
    4) oppure credito credito credito. Ma ancora… credito si, ma bisegnerà allora riscrivere nuovamente tutte le regole per l’espansione monetaria! altro che core tier 1 o 2!! si faccia quel che si vuole!
    5) sarà inflazione con disoccupazione? improbabile, a meno che … e questo è ciò che temo, ci sarà stagflazione.
    che secondo me è lo scenario più probabile dopo la deflazione.

    per ricapitolare:
    ipotesi A:
    deflazione specie in area dollaro
    ipotesi B: stagflazione roba medioevo!
    ipotesi C: tutto si riaggiusta fino al prossimo collasso

  7. @ mattacchiuz:
    Secondo me l’ipotesi C.

  8. @ vichingo:
    speriamo l’ipotesi C

    http://intermarketandmore.investireoggi.it/leading-indicator-tra-realta-e-finzione-8641.html
    commento 4 :-)
    all’università, mi hanno insegnato a pensare al pensabile, e se si può, trovare soluzioni! :-)

  9. Volevo lanciare un sondaggio quotidiano da aggiornare giornalmente per tastare in maniera reale tutti i giorni l’andamento dell’economia italiana con episodi reali, vi facccio un esempio:
    Ho appena parlato con un mio cliente titolare di un impresa di pulizie,alla mia domanda come va?ha risposto male anche nel settore pulizie ci sono tagli,meno giorni lavorati,pagamenti anche a 180 giorni,della ripresa mediatica neanche l’ombra, tutti sperano nel 2010, ma ad oggi la ripresa ancora non c’è.
    Chiedo quindi se possibile raccogliere alcuni commenti giornalieri in varie categorie per capire appunto l’andazzo dell’italica economia.
    Fatemi saper grazie.

  10. @ bergasim:
    due società edili : il lavoro si è ridotto ma il problema pricipale è che si incassa con grande difficoltà (eh-eh, mica ce lo vorranno raccontare a noi il credit crunch!)

    ps: tanto per non appesantire le pagine se hai da postare un articolo è suffciente che metti il link ;-)

    @ mattacchiuz:
    in merito a deflazione/inflazione non tieni di conto del prezzo della materie prime, che naturalmente possono aver un effetto devestatante sull’inflazione! Tralasciando per un attimo i mercati finaziari bisogna cmq tener di conto che le derrate agricole hanno il limite massimo del terreno coltivabile, sono soggette a domanda crescente e sono fortemente condizionate dal tempo atmosferico (gli ultimi due punti sono un po’ inquietanti). Poi aggiungici i mercati finaziari.
    Non mi prolungo sulle altre materie prime che il concetto è chiaro.
    E non ci scordiamo del petrolio: vero o falso? :(

  11. cioè del picco del petrolio

  12. @ daino:
    al picco del petrolio credo quasi nulla.
    buona parte dei miei amici impiegati nel settore mi dicono che c’è potrolio a miliardi di tonnellate.
    credo più a loro che ad altri. ma pur sempre di fede si tratta.

    per quanto riguarda le materie prime, era proprio una delle mie ipotesi: se materie prime e contratti finanziari saranno scambiati in dollari e se il commercio internazionale e i liquidity swap si ridurranno ciò implicherà meno dollari in giro per il mondo allora deflazione…
    finchè il dollaro sarà la moneta di riferimento, non posso pensare a una seria e duratura inflazione :-)
    ma sono sempre pronto a ricredermi e a dire che ho toppato. :-)

  13. @ mattacchiuz:
    mmm, potremmo assistere una….deflazione finaziaria, ossia creata proprio dai mercati, una specie di movimento speculativo ma all’incontrario: un prezzo più basso di quello di equilibrio (domanda offerta) causato dalla penuria di denaro sui mercati finaziari….mah

  14. in quel caso credo che arriveremo al “reale” equilibrio del prezzo.
    frase sbagliata certo, ma il concetto è chiaro.
    togliendo liquidità innaturale ai mercati, solo coloro che realmente hanno bisogno di acquistare e vendere lo faranno. il prezzo a quel punto sarà quello esattamente imposto da domanda e offerta, e non da speculatori, computer o banche centrali. :-)
    bella come risposta è…

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