Mercato immobiliare: dopo la bolla non riparte
Il settore immobiliare è nevralgico ed è indispensabile un miglioramento della situazione per poter poter considerare una vera ripartenza dell’economia.
Infatti secondo me l’analisi intermarket classica, oltre che con le solite asset class:
1) azioni
2) obbligazioni
3) materie prime
4) valutario
non può certo dimenticarsi del mercato immobiliare. Ancor più in questa fase dove la crisi continua ad essere presente e dove, invece, l’apparenza ci porta a vedere ampi raggi di sole sul mondo economico.
A questo proposito vorrei sottolineare che, in un certo senso, il buon Bernanke all’ultimo FOMC ha ammesso che:
“il mercato del lavoro continua a stabilizzarsi, l’inflazione è stabile, ma il settore immobiliare continua ad essere debole”
Una chiara ammissione che c’è qualcosa che non va. C’è ancora troppa offerta e rivorrà ancora del tempo. E allora a scanso di equivoci, vi posto una serie di grafici che illustrano in modo evidente che i postumi della bolla immobiliare non sono ancora passati e che la ripresa del settore non è così vicina.
Vendita di case nuove
Addirittura siamo sotto ai minimi registrati a marzo 2009! Segno che le costruzioni sono assolutamente ai minimi storici e c’è un esubero di immobili senza precedenti.
Vendita case esistenti
Grafico tremendamente interessante. Lo vedete il picco anomalo segnato in rosa? Era legato a particolari situazioni legate ad incentivi che non sono ripetibili. E cosa è successo quando è finito l’”effetto droga”?
Pouff….
Nuove costruzioni abitative
I cantieri non sono affatto ripartiti, ovviamente, alla luce di quanto detto prima
Tassi insolvenza ipotecaria:delinquency rate
Scesi leggermente ma di un’inezia. Dire che il tasso di insolvenza è migliorato sensibilmente è una follia.
Conclusioni
Questi grafici (spero che sia piaciuto ai lettori questo stile più pratico ed efficace, poche parole ma fatti ) testimoniano in modo evidente un mercato immobiliare ancora in profonda difficoltà.
Il concetto resta sempre lo stesso: non possiamo ripartire senza un mercato immobiliare in evidente ripresa.
Poi, ovviamente abbiamo anche tutti gli altri elementi che sono fonte di preoccupazione:
1) debito pubblico lievitato
2) tasso disoccupazione elevatissimo
3) bassi risparmi
4) credit crunch delle banche
5) delinquency rate alle stelle sui prestiti
6) tasso di default delle imprese preoccupante
7) mercato dei derivati addirittura peggiorato nell’esposizione al rischio
8 ) leverage bancario (soprattutto in Europa) ancora motlo preoccupante
9) politica monetaria ormai “esaurita” (freni per ulteriore quantitative easing e voglia di exit strategy che però in queste condizioni è impossibile)
10) lo spettro dei CMBS e dei mutui Option ARMs che aleggia nell’aria
In questo ragionamento, ho sbagliato qualche cosa?
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Tags: bolla immobiliare, CMBS, delinquency rate, mercato immobiliare, settore immobiliarePosts correlati
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17 marzo 2010 alle 15:11
il mattone rimarrà sempre mattone ! x cui certe filosofie a capocchiam , di certi soprani buttatele nel cesso !
il mattone era porcheria , è rimarrà porcheria nel prosieguo! CERTE FILIPPICHE SERVONO SOLO X PRENDERE X I FONDELLI, GLI ABITANTI DEL PIANETA TERRA!
17 marzo 2010 alle 17:28
Il fatto è che obiettivamente a sentire DT chiunque abbia un’attività fa prima al mattino a non alzarsi neanche per tirare su la serranda…
Credo che nelle PREZIOSISSISME notizie che ci dai (leggo sempre i tuoi post e devo dire che sono sempre interessantissimi) ci sia un eccesso di pessimismo. Il mercato è sicuramente drogato dall’enorme massa di liquidità immessa nel sistema, ma non ci possiamo dimenticare che le borse hanno sempre anticipato e scontato nella loro storia quanto sarebbe successo nell’economia reale e ignorare il fatto che una ripresa, lenta, ma di ripresa si tratta c’è. Le borse è da un anno che salgono in maniera spaventosa, possibile che non si possa pensare ad una ripresa non troppo lontana? Ultima cosa, se da qui ai prossimi due anni le borse tra alti e bassi continueranno nel loro trend rialzista e poi, finito questo ciclo, dovranno scontare i problemi di cui tanto leggo su questo blog e altri, la valutazione sui mercati sarà comunque stata sbagliata; dico questo perchè continuo a leggere “correzione imminente” ormai da troppi mesi e credo che oltre un certo periodo la valutazione dovrebbe essere considerata errata. Mi sembra in pratica che tu in questi mesi abbia considerato solo i potenziali rischi che avrebbero potuto portare la borse ad una forte correzione o addirittura ad un Double Dip, senza tenere conto delle motivazioni per cui il mercato avrebbe invece continuato a salire; e se la motivazione più grande, come spesso scrivi, è stata ed è la grande massa di liquidità immessa nel sistema, ciò rappresenta comunque una motivazione valida alla salita dei mercati(come è successo e sta succedendo).
Mi scuso se mi sono dilungato
17 marzo 2010 alle 19:24
In Italia chiudono le agenzie immobiliari per mancanza di compravendite, ma i prezzi rimangono “immobili”, anzi sono aumentati di qualcosa!!!
Stò cercando casa da 10 anni sul nuovo o recente, non c’è verso, neanche nel pieno di questa crisi
si è visto un piccolo calo di prezzi, macchè!!!
17 marzo 2010 alle 19:37
@ redbull:

Chissà, forse hai ragione tu, però vedendo l’economia a volte mi vengono i brividi….
17 marzo 2010 alle 19:44
Dunque, facciamoci una piccola domanda, senza tante elucubrazioni mentali. Dato di fatto è che tra il 2007 ed il 2009 il Mondo finanziario ha tremato non poco. Poi, le grandi potenze economiche sono intervenute in modo forte e massiccio per scongiurare il peggio riuscendo ad evitarlo. Ora io mi chiedo “ma chi ha interesse a far si che le cose vadano male?” Risposta: NESSUNO!Quindi perchè non si riesce ad essere un pochino ottimisti pensando che gli interventi fatti porteranno fuori(piano piano, ci mancherebbe) dalla crisi? I prezzi delle case, riferendomi al post di Madness, avevo previsto (e litigato più volte con amici “economisti”) non sarebbero crollati in Italia perchè la casa in Italia è considerata, per un discorso di tradizione e culturale più che in ogni altro paese una cosa da possedere e gli operatori del settore immobiliare o pensiamo che siano tutti scemi oppure se i prezzi non calano qualche motivo ci sarà pure…
Tutto questo discorso per dire che secondo me, vista la grande importanza del settore immobiliare, sia nel Mondo che nello specifico in Italia (per guardare nel nostro orticello)per l’economia NON c’è interesse da parte di nessuno a far si che la situazione diventi catastrofica. Nessuno nega che alcuni paesi stiano vivendo problemi nel settore immobiliare (Spagna in primisi), ma ripeto, a me sembra che in questo periodo, forse anche per giustificare un certo immobilismo finanziario da parte di molti operatori, si tenda ad ingigantire i problemi oltre la realtà.
17 marzo 2010 alle 19:54
Si però DT dipende da quale economia guardi…E in quali zone del Mondo… Se i PIL di Cina, India, Brasile, Korea, Sudafrica e altri sono previsti a crescita elevatissima, non si può dire, in un Mondo così globalizzato, che l’economia va così male… Certo, l’Europa è tra tutte le economie la più debole, inutile negarlo, ma secondo me dobbiamo imparare a valutare l’economia con un raggio visivo a 360°. Voglio precisare che forse io sono un investitore, come dice il “mio broker” con il coltello tra i denti, forse pazzo per il livello di rischi che mi voglio assumere, ma se io devo vedere i miei investimenti con un arco di tempo di 2 – 3 anni( soprattutto paesi emergenti)non posso pensare che un fondo che investe in China o India sarà a livelli inferiori a quelli di oggi. Certo che non ci si deve strappare i capelli se nel breve periodo ci sono MOMENTANEE perdite… U po’ di coraggio signori, altrimenti mettete i vostri risparmi sotto il materasso
17 marzo 2010 alle 19:57
@ redbull:
L’economia è a pezzi .. e te lo dice uno che lo sa benissimo..ho clienti in tutto i settori e conosco la situazione,, in Emilia Romagna si iscrivono ai corsi per cassaintegrati, solo in cna, più di 80 nuovi cassaint. al giorno..e in altri stati credo sia sinceramente molto peggio… il mercato va su solo perchè vogliono evitare disordini tra la gente, vogliono convincere che le cose stanno migliorando ( e sicuramente ci speculano pure ) giustamente come dici nessuno ha interesse ad una nuova caduta ma secondo me il probleme è : ci riusciranno ??? l’economia riprenderà REALMENTE a crescere ???se la risposta è si ( e credo siano in tanti a pregare perchè sia cosi)allora piano piano si sistemerà tutto … ma se larisposta è no ( molto molto probabile ) allora tutto questo trucco finirà in cacca…e ci saranno bei casini pertroppo ….
17 marzo 2010 alle 19:59
@ redbull:
la va bene per te redbull, che c’è la gente che beve e non andrai mai in crisi.
cmq non sono d’accordo conte, perchè il problema, è che l’economia non sta così bene per quanto è salita
17 marzo 2010 alle 20:04
Si ma vedi che si continua a guardare il proprio orticello in un Mondo in cui l’economia è, come detto sopra globalizzata? Se tu andassi in Cina, in Brasile o in altri paesi non ti direbbero che l’economia è a pezzi, anzi. Il mio è un discorso più ampio e premettendo che l’Italia secondo me non è messa proprio così male, ma giustamente la mia è un opionione che non ha valore superiore alla tua, penso che, visto che parliamo in questo blog di finanza ed economia a livello mondiale, dovremmo cercare di aiutarci a capire dove investire per guadagnare un po’ di soldini… Per farti capire la mia idea, ad oggi non investirei certamente in un fondo comune che investe in Italia perchè credo che in giro per il mondo ci possono essere situazioni, dal punto di vista finanziario più interessanti.
17 marzo 2010 alle 20:08
@ shortforever:
La battuta è simpatica…Mi fa piacere l’aver creato un po’ di discussione.
No, non ho detto che l’economia sta bene per quanto sono salite le borse, però ho anche detto che credo che la risalita delle borse qualcosa ha PER ME CERTAMENTE portato e porterà nei prossimi mesi all’economia. Poi quanto lunga sarà l’onda del ciclo economico non lo so ovviamente. Ma ripeto, qualcosa la risalita delle borse a livello economico ha portato e porterà!
17 marzo 2010 alle 20:10
@ redbull:
mi va benissimo cercare di capire dove e come investire.la mia voleva essere una osservazione di come vogliono convincere su cose che non esistono al momento,,poi se tutto si risolvesse ripeto REALMENTE domattina sarei il primo a gioire…la mia paura è che tutto questo ottimismo e se vogliamo spero speranza non porti a nuove brutte cadute e a danno sempre dei più deboli …
17 marzo 2010 alle 20:54
@ redbull:
se devo essere sincero, la tua view è assolutamente condivisibile a condizione che non si vada a vedere a fondo lo stato delle cose.
Domanda: secondo te questa crisi è come tutte quelle viste sino ad ora? Se la tua risposta è SI allora il tuo ragionamento è ampiamente giustificabile e comprensibile. Ma se la tua risposta è NO allora la pensi come me e tutto diventa ampiamente discutibile.
Proprio per puro spirito di discussione… riprendi questi post
http://intermarketandmore.investireoggi.it/ripresa-e-debito-la-coperta-e-corta-10421.html
http://intermarketandmore.investireoggi.it/one-year-after-10357.html
Buttaci un occhio e dimmi cosa ne pensi.
CIAO!
17 marzo 2010 alle 21:16
Grazie DT per la celerità.
Premettendo che non sono un esperto come voi (quindi non considerate le seguenti affermazioni come un consiglio di investimento), i dati che hai riportato nell’articolo non fanno che confermare la mia visione futura. Il mercato immobiliare USA è un settore in cui si può entrare con un’ottica di medio lungo termine, oltre in ottica di semplice trading a breve (causa la bassa volatilità dovuta al periodo di crisi massimo orami superato): cioè una piantina da aggiungere al proprio orticello in modo da diversificarlo. Io nel mio piccolo ho scelto un ETF (IE00B1FZSF77) comprandolo dalle 15 alle 17 per ridurre lo spread (mi è andata bene ottenendo uno spread praticamente pari a zero).
Aggiungo a supporto il seguente grafico:
Ovviamente attenzione al rischio cambio (anche se nel breve periodo lo considero a favore vista la speculazione sull’euro).
Ovviamente potrei sbagliarmi e solo il tempo sa come andrà a finire: speriamo di averlo fregato almeno una volta tanto!
17 marzo 2010 alle 22:10
@ redbull: personalmente ho apprezzato molto le tue osservazioni e sarebbe assurdo non condividerle. Aggiungo che i partecipanti a questo blog hanno il vantaggio di scambiarsi opinioni sia sugli aspetti economici e politici mondiali sia sulle analisi tecniche degli indici di borsa.
Alcuni di noi, fra cui il sottoscritto, hanno maturato l’idea che il mercato azionario sia un po’ “manovrato” e, avendo un minimo (forse è solo “presunzione”) di esperienza economica non riescono a collegare l’andamento delle borse con i parametri dell’economia reale, non solo attuali ma anche previsionali.
Parlando invece di analisi tecnica, dove sono un “follower” in assoluto, per me Dream (generalmente più cauto), Estremosud, Bach e altri che non sto a nominare, sono la “bibbia” ….per cui in quella limitata parte del mio portafoglio che dedico all’azionario sono in questo momento “long” con accettabili risultati.
Devo ammettere che la mia riluttanza al rischio mi ha spesso limitato i profitti, ma in compenso mi è servita molto di più a contenere le perdite.
Tutto questo per concludere che tutte le opinioni hanno una loro intrinseca validità, ma l’aspetto più importante è che ciascuno di noi ha la possibilità di utilizzarle secondo il proprio punto “modus operandi”.
17 marzo 2010 alle 22:14
…ora torno a vedere la partita del Barca, dove Messi è uno spettacolo nello spettacolo…
17 marzo 2010 alle 22:24
Bella discussione.
Forse Dream nelle sue analisi è molto coinvolto, nel senso che ha forza di vedere una moltitudine di grafici diversi tra loro ha una visione più allargata delle situazioni in essere e per la sua esperienza ciò è probabilmnte poco sostenibile e qualche cosa deve succedere. E’ come quando devi predire un terremoto, sai che in America ci sarà ma dove e quando no. Quando arriva devi avere fortuna a non essere sul posto.
Che in Italia ed in Europa la crisi sia forte è sotto gli occhi di tutti, ma la principale differenza con il passato è che non possiamo più usare il potere dell’espansione della moneta circolante come un tempo in quanto gli asset che possono giustificare un aumento sono tutti saltati. Perchè i prezzi degli immobili non scendono? Ma se scendono con cosa giustificheranno tutte le ipoteche e garanzie che hanno in bilancio gli istituti bancari? Se la mia abitazione, ipotecata per 500.000 euro da domani vale 350.000 sul mercato come può fare una banca a lasciarti le stesse aperture di credito attuali? Se la perdità di valore, invece di essere a macchia di leopardo diventa generale con quale criterio possono mantenere gli stessi impieghi attuali? Se la borsa crolla, cosa scrivono nei bilanci? Dove vanno a trovare i valori per giustificare in bilancio gli impieghi attuali?
Signori, è tutto molto complesso e tutto in precario equilibrio, ma a differenza di un elemento che poggia in equilibbrio ed con un minimo scossone può cadere il sistema finanziario è in perenne equilibbrio e quando arriva lo scossone interviene sempre qualcuno ad aggiustare l’assetto per non crollare a terra, l’importante è che arrivi sempre in tempo ed al momento sembra di si. Ritengo personalmente, dopo anni di letture varie, che difficilmente vivremo un crollo totale del sistema finanziario, al massimo vedremo il declino di un tipo di sistema per far posto ad un’altro sistema che garantisca stabilità a chi lo crea e non a chi vi partecipa. Se le persone del mondo non avessero più “FIDUCIA” nella moneta per cambiarla dovrebbero inventarne un’altra, ma alla fine dei conti sempre moneta si chiamera e chi avrà le conocenze e competenze per gestire la creazione avra dei vantaggi rispetto a chi tali conoscenze e competenze non le ha.
Amo ricordare che in Italia siamo circa 60 milioni a essere larghi, ma a lavorare e produrre quanti sono? E a benificiare di rendite quanti sono? Non ho i dati precisi ma ho come la sensazione che più passano gli anni e più le rendite aumentano, ma non potranno farlo all’infinito, prima o poi si dovrà avere l’inversione di tendenza, e quando sarà qualcosa cambierà.
Altra cosa, molti parlano di liquidità a disposizione del sistema finanziario. Bene, essa non permette alle borse di crollare, ok, diciamo che sono d’accordo, anche se le borse non crollano perché non ci sono venditori, ma nella vita reale, se la moneta in circolazione diminuisce e l’inflazione rimane stabile o aumenta, per me aumenta senza ombra di dubbio, i beni da acquistare e consumare diminuiscono di quantità. Meno beni, meno persone impiegate, più produttività meno occupazione, più cassaintegrazione meno servizi statali, sempre che funzionino. Se poi ci mettiamo che l’Euro si svaluta sul dollaro, la merce importata costa di più, per cui se ne consuma di meno. E’ difficile trovare un pò di ottimismo quando la vita reale ti pone di fronte ai problemi reali di tutti i giorni, poi le borse vanno su e giù ma esse non sono lo specchio della società. Anche in guerra c’erà chi guadagnava in borsa grazie al sacrificio dei popoli sul campo di battaglia. Oggi non faremmo più la guerra come nel 1940, probabilmente troveranno un’altro modo per ottenere lo stesso risultato finale, come il terremoto, quando arriva sai cosa farà, ma non saprai mai quando arrivera quello distruttivo e dove, nel nostro caso, chi sarà a subire il terremoto devastante? L’America, l’Europa, la Cina, l’India, la Russia, i paesi emergenti, l’Africa?
Le scommesse sono aperte, ma non sappiamo quando potremo passare all’incasso in caso di vincita. L’evento ci sarà ma il banco non ha messo il tempo limite.
17 marzo 2010 alle 22:25
17 marzo 2010 alle 22:59
@ redbull
il mercato della casa in Italia, parlo di citta’ come Milano e Roma, ha perso in media un 10%-15% dai massimi, dunque davvero poca roba (benchè dal Dopoguerra a oggi un calo di questa entità – anche in Italia – non è avvenuto assai spesso (in un paio di occasione forse?).
I tempi per vendere una casa, però, si sono assai allungati e – spesso – le transazioni si fanno sul “Bid” (il prezzo offerto dal compratore). Sono segnalli di stress.
Un’immigrazione più recente in Italia che altrove e in cerca di una prima abitazione potrebbe avere aiutat su un certo segmento di mercato e di case, così come i ripetuti condoni e rientri dei capitali – ovviamente su altre tipologie di case – possono aver aiutato (veri e propri investimenti …PRODUTTIVI questi!
)
Ma la ragione principale è che in Italia c’era meno ‘leverage’, ossia le banche italiane prestavano non più del 70%-80% del valore della casa, mentre in altri Paesi, specie quelli anglosassoni, il 100% era garantito se non anche qualcosa in più in seguito a successivi apprezzamenti.
Ma i prezzi delle case in Italia sono tuttora privi di senso (in rapporto a quanti anni di stipendio medio occorrono per comprarsi una casa, una sorta di rapporto prezzo/utili, oserei dire).
Quanto al comportamento dei mercati, non ho nessun problema ad ammettere che sono andati ben oltre ogni mia più rosea aspettativa (1.000/1.050 punt di SP500?) e probabilmente si arrampicheranno tra 1.200 e 1.300 ma si tratta già ora del più poderoso e veloce rally (io continuo a chiamarlo Bear Market Rally…) dagli Anni ‘30 a oggi…come dire…ci sta pure di non prenderci o non prenderlo interamente..anzichè un cigno nero si è trattato e si tratta di un cigno bianco coi fiocchi!
Un cigno bianco che fa letteralmente a ppugni con tutte le variabili macro (ma in parte anche micro) si prendano in analisi nel mondo Occidentale e che dunque non può che spiegarsi con le misure e stimoli monetari e fiscali da Stato di Guerra i cui effetti collaterali mi sono ignoti ma mi spaventano.
Può darsi che tutto vada bene, può darsi che il Mondo Emergente di cui anche io sono un fan (ma su un orizzonte di 10-15 anni a dire il vero non su quello a 2-3 francamente pochino viste le nubi all’orizzonte e le incognite presenti anche lì…).
Non ti nascondo, forse sarò miope o iperpessimista che fra Giappone e Cina nel giro di un 18-24 mesi qualche grossa grana me la aspetto (causa debito in Giappone e blla del credito e degli investiimenti & immobiliare nel Celeste Impero…) con conseguenze draatiche per il resto del mondo che fatica a riprendere il cammino della crescita (non potrebbe essere diversamente).
Penso che la domanda che Dream ti ha formulato “Pensi che la crisi attuale sia paragonabile a quelle viste negli ultimi 50 anni ?” sia cruciale.
Per rispondere prendi le principali variabili macroeconomiche e la loro reazioni in questa fase di ” ripresa ” (la recessione in USA dovrebbe essere finita nell’estate 2009) e confrontale con le precedenti crisi/recessioni…
c’è da farsi rizzare i capelli.
Forse troppo pessimisticamente ti saluto!
18 marzo 2010 alle 8:53
Che bella discussione complimenti!
Qualche nota:
Il mercato Americano e’ ancora fermo, ricevo moltissime offerte ogni giorno, i soldi immmessi nel sistema e’ andato a coprire le perdite finanziarie non e’ certo finito alla gente… Al comune mortale per certo finira il debito nazionale convertito in ameno servizi piu’ tasse… alla faccia della moralita’…
Il mercato immobiliare Inglese e’ sceso di un 10% al massimo e ci sono segnali di ripresa, personalmente avendoci studiato un po… e vivendoci… posso dire che mediamente la crisi immoliare in Uk dura 6 anni percio ancora lunga strada, differentemente questa volta le banche non prestano piu’… la mia previsione e’ per un crollo dopo le elezioni/entro fine anno.
In Italia ci sono tre alternative:
1- i prezzi rimmrranno cosi per altri 20 anni per adeguare il rapporto stipendi/valore
2- vanno giu’ come un gatto di piombo fino ad adeguare il rapporto
3- aumentano molto gli stipendi per creare un rapporto piu’ realistico.
Personalmente sono per la prima ipotesi…
Questa crisi finanziaria e’ stata risolta (momentaneamente) creando soldi dal nulla e al nulla si tornera’…
18 marzo 2010 alle 10:26
Contento della discussione, davvero, mi sta interessando!Anonimocds hai ragione per me in parte, nel senso che forse sugli emergenti 2-3 anni allo stato attuale potrebbero non bastare
) la risalita che c’è stata. In pratica, quando ci si è resi conto che si era andati oltre, si è ricominciato a comprare a tutto spiano, secondo me giustamente!E’ chiaro che dopo un rally del genere si abbia paura ad entrare in questi mercati, ma non scordiamoci che, prima del grande crollo, la stragrande maggioranza degli operatori del settore spargevano ottimismo e vedevano i mercati in salute.
Però scusami, ma 10-15 mi sembrano davvero un po’ troppi. Vuol dire che, andando sul pratico, ritieni che investendo oggi, ad esempio, in un fondo China o BRIC prevedi guadagni tra 10 – 15 anni??? Ragazzi non dimentichiamoci i PIL di questi paesi però, che, anche se non rappresentano la verità assoluta, vorranno pur dire qualcosa. Per quel che riguarda possibili bolle sul credito o immobiliari io credo che il Giappone storicamente abbia insegnato qualcosa e non credo che i governanti cinesi cadranno negli stessi errori. Tant’è che la Cina è stata la prima, qualche mese fa, a toccare al rialzo alcuni tassi ed obbligando le banche ad aumentare le riserve.Un modo questo per far capire ai loro istituti di non esagerare con la bolla del credito.
Non so se DT abbia ragione sulla portata di questa crisi paragonata a quelle degli ultimi 50 anni…Io ho qualche dubbio in proposito e vi spiego la mia ragione. Se andiamo indietro di due anni e poco più NON possiamo non dimenticarci che i mercati finanziari mondiali andavano a gonfie vele, le economie (soprattutto e non vorrei essere ripetitivo) degli Emergenti segnavano utili a destra e a manca e pochi avrebbero previsto il crollo che c’è stato. NON ci dobbiamo dimenticare che il crollo che c’è stato ad un certo punto non è più stato provocato da una reale situazione, ma da un PANIC SELLING clamoroso che ha portato la gente a vendere qualsiasi cosa avesse in portafoglio generando crolli a catena. Quello che voglio dire è che le quotazioni (in generale, senza andare nel dettaglio)dei mercati azionari ed anche obbligazionari erano scesi a livelli che NON rispecchiavano le reale situazione ( se secondo voi era ragionevole vedere il Dow Jones perdere per molte sedute 5/6 punti percentuali con picchi di 10 punti o il Micex, tanto per fare un esempio, perdere il 20% in una seduta) ed è a mio avviso per certi versi normale (non prendetemi per pazzo
18 marzo 2010 alle 10:42
@ redbull:
per prima cosa ti voglio dare atto che io per primo non ho capito quale serebbe stato l’impatto di tutta quella liquidità sui mercati: mancanza di esperienza, per la prossima crisi finanziaria ne terrò di conto!!!
per seconda cosa, secondo me il punto è che la crisi non è economica ma finanziaria, per la precisione abbiamo un sistema valutario che non funziona. Insomma, l’economia va pur bene così com’era nel 2006, ma questa situazione comporta un forte squilibrio nei flussi di denaro, con gli Usa che vedono una permanente fuoriuscita a favore della Cina. Una continua svalutazione del dollaro, essendo moneta di riserva, è inammissibile perchè comporta voli pindarici delle materie prime, ossia, ad esempio, petrolio a 140 $.
La cosa tragica è appunto questa: se la situazione continua a migliorare senza aver prima sistemato il sistema valutario, una fase di stagflazione è alle porte, con annessa successiva ricaduta.
I politici devono avere il coraggio di affrontare la situazione……
18 marzo 2010 alle 10:49
“la stragrande maggioranza degli operatori del settore spargevano ottimismo e vedevano i mercati in salute.”
Esatto redbuul, in effetti la stragrande maggioranza a perso soldi, la minoranza a guadagnato. Questo è il mercato finanziario. Non illudetevi che sia un qualcosa di diverso, serve per redistribuire ricchezza da tanti a pochi nei tempi e nei modi ritenuti più consoni, sicuramente non brevi.
Il panic selling è uno strumento per effettuare la redistribuzione in maniera più veloce e profittevole e chi lo usa lo comprende e lo sfrutta nel migliore dei modi. Se rifletti un attimo ti ricorderai che è stato proprio il panic selling a far cadere Madoff, senza di esso sarebbe ancora al suo posto, ed invece scoperta la truffa e spariti miliardi di dollari nel nulla, se non è redistribuzione questa cosa è? Pensi per davvero che nessun organo avesse fiutato qualcosa? Fa parte del gioco, è una delle tante regole da tenere a mente. Poi qualchuno paghera per avere il cerino in mano ma chi lo ha acceso non lo sappiamo perché al sistema finanziario serve solo un colpevole con la prova processuale, il resto non conta.
18 marzo 2010 alle 11:11
@ redbull:
ti dedico il post sul pericolo giallo…
18 marzo 2010 alle 11:38
Aspetto con ansia!
Però DT, riesci anche a darmi una tua idea su dove tentare un investimento (premetto che per ora l’unica forma di investimento che ho deciso di seguire è tramite fondi) perchè sinceramente, avendo comunque un orizzonte temporale di investimento di 3-5 anni stare a guardare guadagnando il 2% all’anno proprio non mi va. Ora i miei dindi sono infatti qui: DWS INVESTMENT SHORT
18 marzo 2010 alle 11:39
20. @ redubull
si, e’ esatto 2-3 anni potrebbero non bastare per gli emergenti, e pure 5…per cui, per andare sul sicuro ti direi 10-15…ti ricordo che 10 anni nel 1999-2000 per le Borse Occidentali non sono bastati…penso che – la Cina piu’ di India e Brasile – sia in una situazione non dissimile dal 1998-2000, in bolla, insomma. Mkt immobiliare salito de 70% in un anno o poco piu’… non e’ sano anche per un ‘economia che cresce (o dice di crescere…) al 10% (c’e’ chi dice – Marc Faber mi pare – che la Cina e’ l’unico Paese il cu Governo conosce CON PRECISIONE e in anticipo di un anno di quanto crescera’ la propria economia…).
La Cina e’ sulla bocca di tutti…la magia o follia azionaria puo’ ancora durare magari un paio d’annetti questa situazone ma non vedo per il suo mercato equity un futuro radioso (discorso diverso per l’eocnomia reale, continuera’ a crescere nonostante crisi di crescita fisiologiche). La situazione dell’economia Occidentale non e’ rassicurante anche per la Cina, prima creditrice degli USA che sono anche mercato di sbocco. Tensioni commerciali e dazi (cosi’ come rischi di rivaluazioni o svalutazioni cambi potrebbero fare del male…).
Per fare soldini spesso bisogna fare qualcosa di diverso da quello che fa la massa e la massa oggi ti dice, in parte a ragione, che la Cina sara’ il Futuro…
Solo una nota: la crisi non era e non e’ solo finanziaria, quello e l’innesco..Il Mondo , almeno quello Occidentale (55% el PIL mondoale ?) e’ visssuto sopra le propprie possibilita’ per almen 15 anni, cumulando debiti…
e i crediti sono diventat meno esigibili + strumenti finanziari connessi han perso valore non appena il rallentamento economico si e’ fatto un po’ piu’ sensibile…
il panic selling ha ed aveva anche in uqesto caso una BASE REALE, un fondamento, …altrimenti non tiene un panic selling di quelle proporzioni…!!
Guardati questo link
http://www.econ.yale.edu/~shiller/data.htm
cliccando su Excel file (xls).
scaricati questa semplice serie storica di Shiller, professore a Yale che nel 2000 avverti’ dele quotazioni assurde di Nasdaq e compagnia cantante (e’ stato fortunato per il tiiming perfetto, non per la bonta’ dell’analisi) e ammoni’ di nuovo nel 2006-2007 per il mercato dellacasa…(timing un po’ meno eccellente, ma insomma…)
e dimmi se il mercato USA e’ ‘cheap’ dal punto di vista storico …poi certo se torna una bolla tipo 2000 e’ ancora BUY Oppportunity anche adesso… ma secondo me fra 12 mesi siamo piu’ bassi di dove siamo oggi.
Troppi i problemi, poche le munizioni a dsposizione, scarsa la fiducia…qualcosa puo’ andare storto con MOLTA probabilita’.
In my opinion il fair value (ammesso che questo concetto sia qualcosa di definibile OGGETTIVAMENTE) e’ fra 800 e 900 punti.
Il che non esclude che in alcuni frangenti, come si sta per anni in mercati sooravvalutati storicamente si possa stare in mercati sottovalutati (come alla fine degli Anni ‘70 e a inzio Anni ‘80, con prezzo/utili a 7-8 per intenderci). Gli sgonfiamenti delle Bolle (dal 200 a oggi) sono processi mooolto lenti, vedi il caso Giapponese…che pure ha fornito opportunita’ per rally da 40% – 50% sull’indice (!!), almeno 4 o 5 volte dal 1989 anno di inizio del crollo…ma oggi siamo a -70% da quei valori in Japana, nonostante si siano calcolato che il Nikkei si sia sparato circa 200.000 punti a rialzo in oltre 20 anni…
18 marzo 2010 alle 11:41
Lo so, lo so, molti di voi leggendo il post sopra si staranno dicendo che i titoli di Stato italiani danno ancora meno, che i rischi sono alti, bla, bla, bla, ma io, quando ho deciso di seguire ed investire in borsa l’ho fatto con l’idea di rischiare e il 2% all’anno lo lascio a chi vuole vivere tranquillo.
18 marzo 2010 alle 11:48
rischio per rischio, allora, accumula short sulle Borse tramite ETF Short dedicati…continuaa farlo fino a un +10% dei mercati dal livello attuale.
Poi attendi fiducioso un 12 mesetti… e vedi il da farsi.
e’ solo la mia opinione/consiglio
18 marzo 2010 alle 11:52
@ anonimocds
Boh, io non sono così certo che tra un anno le borse saranno più basse di oggi… E poi scusate, bravura è anche quella di saper cogliere, prima di periodi di correzioni, i periodi di rialzi…Come ho scritto ieri è troppo facile stare a guardare i mercati salire del 20/30% (io vedo lo SP500 a 1400 tra 6 mesi) e, al momento della correzione dire “Io lo avevo detto che ci sarebbe stata”. E’ come se un metereologo (esempio banale per rendere l’idea) dicesse oggi “prevedo forti piogge” e passa un giorno, due, tre, un mese, due mesi e sempre sole…Poi arrivano le forti piogge e questo dice “Eh, io lo avevo previsto”. Già grazie, ma la gente sono due mesi che va in giro con l’impermeabile incazzata perchè lo indossa per nulla.
18 marzo 2010 alle 11:56
@ anonimocds
Butto lì un’altro azzardo, mi piacerebbe la vostra opinione, ben sapendo che documentarsi su tale paese è un casino. A me hanno detto che il futuro BRIC (non si può negare che il BRIC ha fatto le gioie di tanti in questi anni)potrebbe essere l’Africa oppure, parlando di settori, l’Agribusiness (OGM per intenderci, ma non solo).
Che ne dite?
18 marzo 2010 alle 13:01
STORIOGRAFIA DELLA CRISI
18 marzo 2010
Se cambia il passato cambia anche il futuro
di Alessandro Fugnoli
Basta avere un minimo di pazienza, a volte qualche anno e a volte qualche secolo, e per tutti i miti fondativi della storia arriva il momento della radicale revisione. La conquista delle Americhe, presentata e vissuta per mezzo millennio come opera di civilizzazione, diventa a un certo punto una brutale operazione di annientamento e sterminio. La Rivoluzione Francese, trionfo dei diritti e della luce della ragione, diventa totalitarismo dell’intelletto. La banconota più scambiata al mondo, quella da 20 dollari, raffigura e onora dal 1928 uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, Andrew Jackson, che viene oggi considerato quasi una vergogna nazionale, un rozzo populista che si rese protagonista di feroci operazioni di pulizia etnica e di deportazioni di massa di Indiani.
Il revisionismo coinvolge anche i miti negativi e perfino per Attila, per un millennio e mezzo Flagellum Dei, arriva il momento della riconsiderazione basato su una rivisitazione della storiografia bizantina, più equilibrata di quella d’occidente.
Sulla crisi del 2008-2009 ha dominato a lungo una storiografia in tempo reale profondamente pessimista. Si è pensato sulla falsariga della Grande Depressione degli anni Trenta, dimezzata in durata e gravità grazie a imponenti misure di policy. Si è parlato della rottura completa di un modello di sviluppo e di distribuzione del reddito. Quel che più conta, si è teorizzata l’impossibilità di ripristinare quel modello di crescita.
C’è stata una lettura pessimista che definiremo moderata e ce n’è stata una radicale. Pessimismo moderato è la New Normal di El Erian e di Bill Gross. Il mondo ha finito di crescere del 3-4 per cento e si avvia a una lunga fase storica di crescita bassa, tra l’uno e il due, di pesante interventismo statale e di attacco fiscale e salariale ai profitti. Le borse dovranno scontare questo flusso strutturalmente più basso di utili e di dividendi posizionandosi molto al di sotto dei livelli pre-crisi.
Nella New Normal di Pimco la vita è stentata, ma almeno si vive. E’ una prospettiva di semistagnazione, non di deflagrazione. Più pessimista è invece la lettura di quanti mettono l’accento sulla pesante eredità della crisi, l’accumulo di uno stock di debito pubblico che non ha precedenti in tempo di pace. Come si è ben visto con la vicenda della Grecia, il deterioramento fiscale rende fragile e pericoloso l’attraversamento del prossimo decennio. Non solo si cammina lentamente e con fatica, come dice Pimco. Si cammina su un campo minato.
La storiografia radicale, dal canto suo, fa un altro passo verso il fondo della notte. Non si limita a considerare l’ultima crisi, ma sottolinea come dai primi anni Ottanta in avanti, dall’inizio cioè del ciclo secolare di Nuovo Ordine seguito alla parentesi caotica degli anni Settanta, le riprese siano state comprate con dosi crescenti di debito. Le crisi, di conseguenza, sono state (e continueranno a essere) sempre più pesanti e profonde. Il crash del 1987 appare oggi come un episodio tanto appariscente quanto superficiale. Più grave appare la crisi asiatica del 1997-1998, pesante ma ancora circoscritta. Planetaria (Cina esclusa, a dire il vero) è invece la crisi seguita allo scoppio della bolla di Internet. Un nulla, se paragonata con il 2008-2009, a sua volta poca cosa se spingiamo lo sguardo alla prossima crisi, fatta di default sovrani su scala globale, di iperinflazione, protezionismo, collasso sociale, anarchia e tirannide. 2
E’ rinfrescante, in questo contesto, vedere emergere in nuce una storiografia non tragica della crisi. Jim O’Neill, personaggio dotato di una dose non comune di testosterone intellettuale, azzarda la tesi che la crisi non abbia ridotto in modo permanente e strutturale la capacità di espansione dell’economia globale. La media storica della crescita nel quarto di secolo che ha preceduto la crisi è stata del 3.7 per cento. Ci sono stati il 2008 e il 2009 che ben conosciamo, ma per il 2010 la stima di Goldman Sachs è del 4.6 e per il 2011 del 4.7. Il Fondo Monetario è ancora fermo al 4.2, ma leggendo tra le righe Strauss-Kahn è evidente che nel prossimo Outlook ci sarà una revisione verso l’alto.
Facciamo un passo oltre Jim O’Neill e avanziamo l’ipotesi, un semplice esperimento mentale, che la Grande Recessione non sia stata una crisi terminale, ma un provvidenziale incidente di percorso. Nelle numerose dimensioni dell’universo ne è concepibile una in cui, fra qualche anno o decennio, il 2008 e il 2009 verranno ricordati come un’increspatura che ha reso possibile, al prezzo di milioni di posti di lavoro distrutti, un’esplosione della produttività e un riequilibrio su basi molto più solide dell’economia globale.
La New Normal ipotizza una crescita bassa nel mondo sviluppato perché sostiene correttamente che in Europa, America e Giappone dovremo risparmiare di più e consumare di meno. La New Normal tende però a identificare il Pil con i consumi interni. Il Pil è però fatto anche di investimenti e di esportazioni.
Per molti, troppi anni l’America ha avuto una crescita della produzione del 3 per cento e un aumento dei consumi del 4. Da qui in avanti è possibile ipotizzare un aumento dei consumi del 2 mantenendo la crescita della produzione al 3. In altre parole, invece di importare quell’uno in più, lo può benissimo esportare.
Il mondo emergente, dal canto suo, ha tutta l’aria di essere uscito dalla crisi con una capacità di espansione ancora più forte. Cina, India e Brasile cresceranno nei prossimi dieci anni molto di più di quanto non si pensava nel 2007, prima della crisi. Il Brasile ha scoperto di essere un paese petrolifero. L’India ha apportato progressivi ritocchi alla sua politica economica e ha scoperto che può tranquillamente crescere del 10 per cento l’anno. La Cina 3
sta avanzando a una velocità annualizzata del 13 per cento e cercherà di rallentare, rimanendo però al di sopra del suo tradizionale 8 per cento. (A quanti si ostinano a parlare di dati cinesi truccati ricordiamo che la Cina ha costruito in due anni il doppio delle linee ferroviarie ad alta velocità, 7 mila chilometri, di quanto l’Europa dei Tgv, degli Ice e delle Frecce Rosse abbia fatto in vent’anni, mentre gli Stati Uniti, nonostante i piani obamiani, sono ancora a zero).
Ah, ma allora l’inflazione, penserà qualcuno. In realtà, nell’universo parallelo che stiamo esaminando, vale ancora la legge di Okun, una regoletta empirica semplice semplice. Perché la disoccupazione scenda dell’uno per cento in un anno occorre che il Pil cresca del doppio, cioè del due, oltre al suo livello tendenziale. Negli Stati Uniti la crescita tendenziale è stimata al 2.7 per cento l’anno. La disoccupazione è ora, arrotondata, al 10 per cento. Per passare dal 10 al 9 occorre che il Pil salga per tutto un anno del 2.7 più 2 per cento, ovvero del 4.7.
Pochi, nei mercati, scommettono per il 2010 su una crescita americana così alta, ma nel nostro universo parallelo certe cose succedono. Andiamo dunque mentalmente al 31 dicembre. Il Pil è cresciuto del 4.7 e la disoccupazione è al 9. E’ impellente la necessità di alzare i tassi? L’inflazione salariale è già tra noi?
Proseguiamo il nostro viaggio mentale e portiamoci al 31 dicembre 2011. L’economia è cresciuta un’altra volta del 4.7, non male, e la disoccupazione è scesa all’8. Il Nairu, il livello di disoccupazione che fa partire l’inflazione salariale, è molto più in basso (prima della crisi si pensava fosse il 4, ora forse è più vicino al 5). Dall’8 al 5 c’è spazio per altri tre anni al 4.7 di crescita senza inflazione salariale. Per prudenza i tassi vanno normalizzati prima, ma stiamo parlando di 2012, 2013 e 2014. Oggi siamo nel 2010.
Uno studio pubblicato la settimana scorsa dalla Fed di San Francisco sostiene addirittura che l’esplosione della produttività ha rallentato nel 2009 il funzionamento della legge di Okun. Il rallentamento, secondo gli autori, si protrarrà nel futuro prevedibile. Questo significa che occorrerà ancora più crescita per fare scendere la disoccupazione.
Abbandoniamo a questo punto questo strano universo parallelo e torniamo nel nostro, popolato da facce lunghe e stranamente turbato da ansie non per la disoccupazione, ma per l’inflazione in agguato, i default dietro l’angolo e la Fed che non vede l’ora di alzare i tassi.
Smettiamo di fantasticare ridicolmente su una riscrittura della storia della crisi del 2008-2009 e riassumiamo un’aria mesta e preoccupata, più consona allo spirito dei tempi. Torniamo soprattutto dentro un orizzonte di aspettative limitate, in cui il meglio che si può chiedere alla vita è un altro giorno senza default sovrani e senza che accadano cose strane all’euro e a Eurolandia.
Bene, pare effettivamente che queste aspettative limitate abbiano qualche chance, almeno per qualche settimana o addirittura mese. Feldstein, uomo intelligente ma anche parecchio cocciuto che si dice tuttora convinto che la Grecia non ce la farà e che l’euro imploderà, dovrà pazientare almeno fino alle grandi aste greche d’autunno, visto che le prossime sono di fatto già coperte da garanzie europee o, in caso estremo, dal Fondo Monetario.
Uno dopo l’altro, i semafori rossi che avevano bloccato il rialzo azionario a metà gennaio si sono girati al verde. L’atteggiamento aggressivamente antibusiness e antibanche dell’amministrazione Obama si è stemperato. La bomba greca è stata, salvo imprevisti, disinnescata. La crescita è più alta del previsto. L’inflazione è bassa e scende. La Cina non è esplosa. L’ipercomprato dopo nove mesi di rialzo è diventato ipervenduto. Una lunga teoria di semafori verdi e bond e azioni salgono insieme, tenendosi per mano. L’euro ha finito di scendere.
Qualcuno si chiede che cos’altro di positivo potrà sostenere i corsi azionari. I tassi non possono scendere, gli utili sono già scontati, i default sono già dati per rinviati e la liquidità dei fondi istituzionali è piuttosto bassa.
La risposta è che i flussi verso l’azionario riprenderanno quando verrà meno la prospettiva di capital gain sui bond. Comprare un bond è un’avventura che può farci percorrere un numero infinito di strade, ma queste strade si concludono tutte invariabilmente a 100. Ad un trader a leva questo non importa, ma l’investitore individuale finale prima o poi si rende conto che 100 è 100 e non c’è modo di cambiarlo, né con le buone né con le cattive.
Quanto dureranno le luci verdi? Se il traffico sarà regolare e se non ci saranno i soliti invasati che vogliono mettersi a correre qualche settimana di lentissimo rialzo è possibile. Le luci gialle non tarderanno troppo a comparire. Qualche indicatore anticipato comincia a segnalare piccoli rallentamenti in Asia. La Cina darà altri piccoli colpi di freno. Rivedremo 5
presto tra noi i bollofobi ad ammonirci. Un’asta obbligazionaria nell’Isola di Pasqua potrebbe andare male. Il dollaro più forte potrebbe ammaccare i risultati di qualche esportatore americano.
Insomma, in un mercato attentamente sorvegliato dai policy maker lo spazio di rialzo sarà molto modesto. In compenso è davvero difficile trovare al momento motivi seri per una nuova flessione.
Alessandro Fugnoli
18 marzo 2010 alle 14:38
Grazie Acds:
ottimo articolo del Fugnoli. E spero possa servire a far meglio comprendere lo status delle cose.
Intanto è in uscita un post che parte tranquillo ma poi arriva a conclusioni un po’ puù belligeranti…
POrtate pazienza, oggi sono abbastanza su di giri….
18 marzo 2010 alle 17:28
@ redbull:
a mio avviso se non si tiene conto del timing d’ingresso i sottori dda preferire sono tutti quelli legati alle materie prime, di qualsiasi specie e natura: energetiche, industriali, alimentari, preziosi.
Per quanto riguarda il momento d’ingresso per me è questo, ma sono molto meno sicuro di quanto sopra:
preziosi: subbito
alimentari: subito pac (ovviamente sono influenzati delle pioggie e dal sole, quindi è necessario smorzare il problema legato al momento d’ingresso)
industriale: attendere crescita economica più stabile
energetici: mah, chiedere a goldman sachs!!
20 marzo 2010 alle 0:17
Eccellenti le 2 paginette di oggi di Minaci (MS)
La tesi: sul medio periodo non siamo ottimisti per i mercati azionari dei Paesi Sviluppati. Il motivo va ricercato nel fatto che dei 4 fattori che han contribuito ad avere utili ben superiori alle medie storiche di lungo periodo soltanto 1 presumibilmente si manterrà tale mentre gli altri 3 verranno con tutta probabilità meno anche solo con un fenomeno di mean reversion e quindi non permettereranno la profittabilità passata.
I 4 fattori che han per messo utili monstre furono:
1) BOOM della FINANZA
2) TASSE BASSE sui profitti
3) La PROPENSIONE al CONSUMO altissima
4) Profitti di aziende U.S.A. provenienti da MERCATI ESTERI
1) Il BOOM della FINANZA. L’ipertrofia e i profitti di questa componente si ridimensioneranno. Nel corso degli anni ’90 i profitti in rapporto al PIL triplicarono (dallo 0.60% del PIL a poco più del 2% nel 2007. media di lungo sta poco sotto all’1% del PIL)
2) Il fattore TASSE verrà ridimensionato, la tassazione – inclusa quella sui profitti prodotti in U.S. (una parte dei benefici è derivata nel passato decennio anche dalla minore tassazione dei profitti “overseas”) – non si potrà più tenere su livelli così ridotti
3) La altissima PROPENSIONE al CONSUMO che ha portato la variabile Consumo a rappresentare dal 60% (Anni ‘70) a poco più del 70% (2007-2009) del PIL NONOSTANTE la remunerazione dei redditi da lavoro sia nel frattempo scesa dal 60% al 54% del PIL (a vantaggio della remunerazione del capitale) non potrà che diminuire, visto che la propensione al consumo è ai massimi di sempre e la quota di monte salari sul PIL è a minimo degli ultimi 50 anni (e non ci si può più indebitare allegramente…)
4) La componente di PROFITTI ESTERI negli ultimi 10-15 anni (globalizzazione) che, al di là dei fattori ciclici, pare essere ormai un elemento strutturale destinato a durare nel tempo
1) 2) e 3) non sono più fattori su cui contare e che – presto o tardi –potrebbero anzi far ritorno su ben più contenute e ragionevoli medie di lungo periodo
4) invece sembra ragionevolmente destinata a persistere.
Il tutto non fa sperare per il meglio sul mantenimento o addirittura crescita dei profitti futuri delle aziende quotate a New York, come invece il mercato pare stia scommettendo. La cosa – se verificata – potrebbe avere riflessi negativi sui rendimenti dell’azionario dei Paesi Sviluppati per i prossimi anni.