INFLAZIONE O DEFLAZIONE?

Da tempo parlo di rischio inflazione , ma i numeri apparentemente stanno testimoniando una realtà profondamente diversa. Cosa sta accadendo? E’ normale questa situazione? Per una corretta informazione ritengo necessario qualche chiarimento

9 febbraio 2009, ore 15:49
26 Commenti »

soldi-governo.jpgMolto spesso ho parlato su questo blog di “rischio ” e di nuova fase di crescita dei prezzi in futuro. Però ora, facendo la somma delle parti, lo scenario non è da . .)

I numeri parlano chiaro. C’è un evidente rischio , rischio che si potrà concretizzare, anche solo per un periodo breve, ma non si può escludere. (, .)

Quindi, tutto quanto detto fino ad ora è da “cestinare”? Secondo me no, visto che dietro c’è una logica, di cui ho parlato spesso (in particolar modo nei commenti ai post) e colgo l’occasione per mettere ordine e spiegare il mio punto di vista in questo ambito.

Petrolio ai massimi ma poi…

Ricorderete sicuramente quando il petrolio viaggiava a 140 $/barile. Allora si temeva fortemente per un rischio fortissimo causato dalle materie prime. Però già allora l’ non era poi così elevata. Si aggirava su un 2%. La BCE aveva deciso di intervenire sui tassi, per poi cambiare subito strategia quando il petrolio, con le altre commodity, hanno intrapreso la via del ribasso, con un crollo verticale delle quotazioni.
La discesa delle materie prime, congiuntamente ad un violento rallentamento economico, hanno fatto venire nella stessa BCE una nuova paura, quella della . Ed è lo scenario di cui il sottoscritto vi ha parlato già in passato. Uno scenario che per certi versi è assolutamente da evitare, in quanto inchioda la ripresa economica e peggiora la situazione.

Indici Inflazione Euro Italia USA 2009

Inflazione Euro, USA e Italia a confronto

CLICCA sul grafico per ingrandirlo !

Secondo me, lo scenario deflattivo, se mai arriverà, non avrà una durata enorme, anche perché i governi centrali cercheranno di evitarla. Ma occorre comunque fare molta attenzione, in quanto c’è il rischio concreto che possa esserci uno scenario ben diverso alle porte, ovvero quello inflattivo. Addirittura iperinflazione? Questo non è facile dirlo, però non possiamo escludere nulla.

 

…cambia tutto…

I motivi li abbiamo spiegati mille volte. La politica monetaria delle Banche Centrali, i Decreti Salva Banche (e non solo) dei Governi creano per forza di cose una quantità di moneta enorme. Pensate solo alle cifre utilizzate per ricapitalizzare le banche inglesi o americane, o ancora le cifre spese per il riacquisto dei , o ancora le manovre espansive decise dalle varie FED, BCE & Co. per liberare liquidità sul mercato. Tutto porta ad un unico obiettivo: creare liquidità. Già… ma l’ non sale… Come mai?
Semplice, la liquidità creata non sta assolutamente circolando. Anzi, le stesse banche la lasciano in deposito…presso la BCE. Il motivo? Tanto per cominciare le banche non si fidano ancora delle loro stesse “colleghe”. Inoltre l’indice ITRAXX ci ricorda che il rischio default sul corporate è ai massimi storici. E quindi le banche non vogliono assolutamente rischiare (questo è il “”).

La resa dei conti

Ma verrà il giorno, dove…questa liquidità per forza di cose si libererà sul mercato. Ed allora arriveranno i problemi di . Ci vorranno 6 mesi, 12 mesi, 24 mesi, non si sa. Ma prima o poi arriverà la resa dei conti e l’ porterà le sue conseguenze. E le Banche centrali dovranno per forza di cose agire di conseguenza, con dei piani monetari diametralmente opposti a quelli attuali, nella speranza che il tutto avvenga in condizioni di crescita economica ben diversa da quella attuale.
Ma all’, al momento , i governi non stanno assolutamente pensando. Le priorità (giustamente) sono altre: cercare di salvare il salvabile. Tutto il resto si vedrà poi, in un secondo tempo.
Come vedete, curare la crisi non è assolutamente indolore. Avrete forse letto questo mio polemico post sull’argomento (cliccate qui)  in merito alla vicenda “”. Tutto quanto viene fatto, ha comunque un rovescio della medaglia. E prima o poi, arriverà il tornaconto. E queste solo gli effetti collaterali della crisi, effetti di cui nessuno oggi tiene conto.

 

STAY TUNED!

 

 

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  1. Bravo Dt! le tue argomentazioni trovano conferme nell’Economist di questo mese. :D

  2. volevo fare il mio esempio esemplificatore per spiegare il mio punto di vista.

    immaginiamo una conduttura dell’acqua lunga alcuni km, dalla parte dell’erogazione c’e’ un soggetto che chiamiamo banca centrale, dal lato dell’uscita c’e’ il consumatore, l’acqua sono i soldi e la conduttura rappresenta il sistema finanziario, il quale ha grosse perdite.

    la necessita’ e portare acqua al consumatore che ha sete, quindi stante la distanza e le perdite viene pompata acqua a forte potenza, ma non arriva niente.

    ora l’erogatore ha due scelte fermare il pompaggio e attendere la fuoriuscita che avverra’ in tempo perfetto ma con il rischio di chiudere con troppo anticipo, oppure aspettare a fermare il pompaggio quando l’acqua ha cominciato a sgorgare, inondando il sistema.

    deflazione o inflazione il tutto dipende se azzeccano il timing per chiudere i rubinetti
    al momento secondo me e’ ancora presto penso che convenga forzare la mano, e poi le banche centrali hanno gli strumenti per percepire ed eventualmente correggere eventuali eccessi :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:
    sempre li vogliano usare :mrgreen: :mrgreen:
    o gli convenga usarli :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  3. p.s. l’esperienza giapponese insegna che le regole non esistono, 20 anni di tassi a zero non hanno prodotto la minima reazione inflattiva, questa puo’ scoppiare solo in condizioni di domanda di beni eccedente alla capacita’ di produrne, attualmente la vedo dura arrivare in tempi brevi alla situazione inflattiva.
    in teoria dovrebbe prima finire lo sgonfiamento dei prezzi immobiliari, riprendere l’occupazione arrivare al pieno sfruttamento delle capacita’ produttive dopo di che ne parliamo, poi tutto puo’ essere ma dovrebbe veramente scappare di mano qualcosa e sicuramente i tempi sono molto lontani

  4. 3 – Grande Thomas, e grazie! Ovviamente il tuo paragone con il tubo dell’acqua è assolutamente calzante. E grazie epr aver ricordato la vicenda Giappone, che effettivamente nel post mi sono dimenticato di citare ma che resta un capitolo di storia economica recente che funge da esempio… :D :D ;-)

  5. Vorrei esprimere un pensiero diverso.Come tutti abbiamo potuto constatare negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crack del sistema finanziario che ha fatto venire giù le borse e che ha poi contagiato un pò tutto e alla fine come prevedibile ha avuto ripercussioni forti nell’economia reale e tutti voi state sentendo in questi giorni le difficoltà delle industrie.LEHMAN BROTHERS non esiste più,BEARN STERNS neanche ,MERRILL LYNCH acquisita e GOLDMAN SACHS E MORGAN STANLEY trasformate in banche commerciali di fatto non ESISTONO più LE BANCHE D’AFFARI AMERICANE ,le regine di wall street non ci sono più in sintesi non c’è più l’alta finanza di WALL STREET e solo questo dovrebbe rendere l’idea della gravità di tutto.Cosa è accaduto in sintesi?è stato finanziarizzato tutto cioè in poche parole le industrie anzichè produrre i soliti beni veri reali quelli che si toccano si sono accorti che mettendosi a fare alta finanza a leva & Co.si guadagnava molto di più e soprattutto prima.Ora il giocattolo della leva si è rotto ed è in corso un credit crunch causato dallo scoppio della bolla del credito causata da tassi d ‘interessi troppo bassi.Come stanno cercando di porre rimedio tutte le autorità miopi e ignoranti ?ABBASSANDO I TASSI A ZERO. COME SE VOI DOPO UN INDIGESTIONE DA DOLCI ANDATE DAL MEDICO E LUI VI PRESCRIVE DOLCI A PRANZO E CENA PER SEMPRE.QUESTO è assurdo.A CHI SI DEVE DARE FIDUCIA PER CAPIRE COME ANDRANNO LE COSE?AD UN CERTO ROBERT PRECHTER IL QUALE SONO DIVERSI ANNI CHE FUORI DAL CORO ,CHE NEL 2006 QUANDO I MEDIA ” stiamo assitendo al più forte boom economico degli ultimi 20 anni ” metteva in guardia nel suo elliott wave theorist (analisi sopraffini dei mercati e del mondo ) su un possibile crollo causato dallo scoppio della BOLLA DEL CREDITO ,ma tutti ridevano e non lo prendevano sul serio.Quindi quando si afferma che tutto non era prevedibile mi viene da sorridere .Mi viene da sorridere anche quando osservo le autorità affannarsi ad INFLAZIONARE TUTTO non avendo capito che non ci riusciranno in quanto stanno combatttendo contro inflazione DA CREDITO E NON DA MONETA E IL CREDITO DIPENDE SOLO E SOLO DALLA FIDUCIA CHE NON C’è PIù INFATTI TUTTI HANNO paura dell’arrivo dell iperinflazione ma si VEDE SOLO DEFLAZIONE che dovrà comunque fare il suo corso : A FRONTE DI UNA PISCINA DI 52 TRILIONI DI DOLLARI DI CREDITO CHE SI STA SVUOTANDO e delevereggiando,CON TUTTE LE MANOVRE CHE HANNO FATTO FINO AD ORA HANNO APPENA INIETTATO NEL SISTEMA 2 TRILIONI.Prechter quindi uno dei pochi che aveva previsto tutto afferma che questo crack è più grave di quello del 1929 e afferma che i mercati devono scendere ancora moltissimo.Vorrei chiedere a tutti di prendere e stampare un grafico daily di dimensioni enormi del dow jones dal 3 settembre 1929 al 8 luglio 1932 ( DAL PICCO AL FONDO A – 89%)ed osservarlo bene:durante tutta quella disastrosa discesa ci furono tanti rimbalzi di durata media 2 mesi in media del 20% e 30 % ma in realtà non si faceva altro che scendere e statene certi ad ognuno di quei rimbalzi poderosi gli investitori del tempo credettero sicuramente che il mercato toro era ripartito ,ma erano solo dei rimbalzi.QUINDI volete credete E CONTINUARE A SEGUIRE quelli (the economist,sedicenti analisti FMI federal reserve ecc) che di questa CRISI 2 ANNI FA NON NE ANNUSAVANO NEANCHE L’ODORE O FORSE è GIUNTO IL MOMENTO DI DARE CREDITO ALLE PREVISIONI DI PRECHTER E DI LODARE LE SUE ANALISI?FATE VOI.

  6. L’inflazione sara’ d’obbligo perche’ sara’ il modo con cui i vari governi “pagheranno” l’enorme debito che hanno accumulato ed accumuleranno – a meno che non vogliano fallire, cosa che dubito -. Servono n-mila milioni per pagare un bond? no problem, tiro giu’ un bosco e stampo … e vabbe’, il popolo perdera’ i suoi risparmi e lavorera’ per 2 lire effettive, ma che vuoi, collateral damages …

    Ma forse (spero) sono troppo catastrofista.

  7. Secondo un analista tedesco (piuttosto bravino) si dovrebbe scendere ancora il 40%…:

    http://www.moneyandmarkets.com/stocks-to-fall-at-least-another-40-here%e2%80%99s-why-29613

    Vado in vacanza per una settimana… cosi’ almeno dimentico un po la borsa…

  8. 2-3-Sono pienamente d’accordo con thomas.
    Penso che:
    1-meglio creare inflazione che deflazione.
    2-il potenziale deflattivo della Cina e dell’India è enorme.
    3-quando,e sarà tra molti anni, negli attuali paesi emergenti ci sarà pieno sfruttamento delle capacità produttive entrerà nel teatro economico l’Africa.(altra deflazione)
    4-la crisi del ‘29 NON fu combattuta con sufficiente allentamento del credito ed in più crebbe il protezionismo.Quella stagnazione terminò solo con gli investimenti della 2^guerra mondiale. Grazie a Dio, Bernanke, profondo studioso di quella crisi non ripete gli stessi errori di allora.
    5-le banche centrali saranno in grado di ritirare la moneta in eccesso al momento opportuno.

    In conclusione nemmeno i miei pronipoti vedranno un grammo di inflazione.
    Ciao
    Paolo

  9. 5 – benvenuto… Le tue analisi non è che siano poi tanto contro corrente…:-)
    7 – Ciao Mario, buona vacanza !!!!

  10. bach ,il fatto che la crisi del ‘29 NON fu combattuta con sufficiente allentamento del credito è un luogo comune che tutti ripetono e che fanno studiare nelle università di economia,non capisco come mai nessuno cita mai con dettaglio il bellissimo testo di Murray N. rothbard della scuola austriaca di economia ” la grande depressione” .Studiando attentamente il libro se ne evince ( differentemente dal testo di Galbraith che è solo a mio avviso una cronostoria degli eventi)che la risposta della federal reserve alal crisi del 1929 fu la stessa tagliarono i tassi in maniera violenta,molte banche si fusero ecc MA IL PROBLEMA è PROPRIO QUESTO è mandare il tasso di interesse artificialmente sotto quel livello che si creerebbe in maniera NATURALE in base al normale tasso di risparmio e consumo nel sistema che distorce l’allocazione dei capitali e li dirige verso progetti sbagliati creando spreco e inefficienza è Proprio questo il problema!!gli economisti dovrebbero applicare di più le teorie della scuola austriaca di economia che quelle keynesiane anche perchè come ha detto GREENSPAN SCIOCCATO dalle ultime vicende” probabilmente le teorie sulle quali ci siamo basati engli ultimi 40 anni me compreso ,si sono rivelata inesatte” . QUAL è IL RISULTATO? CHE CONTINUANO AD APPLICARE LE STESSE TEORIE CHE CI HANNO CONDOTTO AL DISASTRO.

  11. Se la teoria della struttura delle curve non è un opinione ciò che ci aspetta almeno in usa è un ritorno ad una fortissima inflazione..

  12. Caro Mario, si torna al famoso discorso di quotare gli utili 2009….D.T abbiamo dati nuovi rispetto ai 10.98$ di 301 su 500 aziende dello spoore?

  13. 10- jesselivermore,
    Non ero a conoscenza de: La teoria austriaca del ciclo economico.
    Non riuscendo a capire di cosa scrivevi ho letto alcune cose questa sera comprendendo che il tema andrebbe veramente approfondito.
    Ho preso un appunto.
    (e poi gli austriaci mi sono simpatici)
    Grazie :-)

  14. le teorie non c’entrano nulla e ognuna di esse tende a spiegare uno spaccato dimenticando il resto.

    sull’andamento dell’inflazione è giuso, a mio avviso, l’osservazione di thomas (ma non quella del tubo).

    troppo spesso dimentichiamo la politica e soprattutto la geopolitica. nessuno per il momento puòdirci come evolveranno le cose da qui a cinque sei anni. ci sono tante, troppe armi in giro ….

    resta un fatto, che non sento conclamare un’evidenza accecante: il capitalismo è fallito. cosa lo potrà sostituire (in tempi storici, ovviamente) non lo so di preciso. non lo sa nessuno.

    allegri.

  15. [...] View original post here: INFLAZIONE O DEFLAZIONE? [...]

  16. 13 bach SE POSSO CONSIGLIARTI UN LIBRO: di Murray N. Rothbard ” La grande depressione” UN TESTO ATTUALE ma soprattutto farcito di nozioni preziosissime poco insegnate anche nelle università.Leggendo questo libro ti renderai conto come i governi e le autorità stanno commettendo di nuovo gli stessi errori,è vero BERNANKE è un grande studioso del crack del 29′ lo interpreta da un punto diverso rispetto a quello della scuola austriaca di economia a mio avviso la più vicina nello spiegare l’attuale crisi.

  17. [...] Continua a leggere… [...]

  18. L’inflazione e la deflazione sono le facce di una stessa medaglia. Il disagio nei mercati, ma soprattutto nelle persone rimane sempre. Infatti la preferenza per l’una o l’altra situzione è sempre di natura speculativa e personale. Esse sono il prodotto di un bluff.
    Tutti cercano gli strumenti migliori per capire questa crisi, come se fosse un ingestibile problema di meccanica quantistica.
    Ahime… la parola “economia” in realtà è un evoluzione semantica della parola “baratto”.
    Il resto è storia.

  19. 5- 10 , condivido le premesse e parte delle conclusioni, l’economia si muove nel lungo periodo per la volonta’ delle 6.000.000.000 di persone che si adoperano per migliorare il loro stile di vita, ogni intervento da parte di governi ed enti è sempre soggetto a critiche, ma non c’è mai stata nemmeno la riprova che comportamenti dissimili avrebbero prodotto risultati diversi.
    il mercato ha tutt’altro finito di scendere, non so se arriveremo mai al -89%, questo poco mi importa, certo che il principio base che personalmente mi ispira e’ quello di comprare in un mercato depresso e piu’ scende piu’ compro, ad ogni rimbalzo ho sempre qualcosa da vendere a buoni prezzi.
    per quanto riguarda “Robert Prechter” non nutro particolari simpatie, ne tanto meno ad alle teorie di Elliott, le quali trovano riscontro solo ex-post dunque decisamente imperfette ed inapplicabili al punto che proprio Robert Prechter, fece delle previsioni talmente imbarazzanti da farlo passare alla storia e farlo sparire per un bel pezzo, infatti se non ricordo male lui con il metodo Elliottiano predisse il dj a 3600/3700 punti per il 1987, che invece precipitò ai famigerati 1776 di ottobre,inoltre recentemente si era espresso sul picco del petrolio e dell’oro con infelici esternazioni,
    questo non fa dell’uomo e delle teorie che lo sostengo un “pirla”, ma dimostrano che non esiste teoria ne uomo infallibile ed il fatto di avere indovinato un movimento o piu’ di uno, non lo fa fenomeno, ogni economista periodicamente spara la sua, poi quando succede qualcosa, questi che piu’ o meno casualmente si trovano dalla parte giusta, passano alla storia.
    non bisognerebbe mai e poi mai ascoltare gli oracoli, ma solo seguire il buon senso e mai e poi comprare o vendere senza criterio solo perche’ tizio o caio dicono che il mercato sale o scende, ognuno dovrebbe accumulare nelle fasi depressive di e di panico e vendere nelle fasi di euforia ed espansione,
    apparentemente la cosa piu’ banale di questa terra, ma quasi nessuno la mette in pratica, io sono certo che non sono in grado di sapere cosa fara’ domani il mercato, ma non me frega niente, io so che oggi la gente ha paura,e quando la gente ha paura vende a prezzi non buoni per loro, dunque a me sta bene comprare, punto, il segreto e’ solo quello di investire al massimo il 10 15% del patrimonio spalmandolo in un triennio, approfittando di tradare sui rimbalzi.
    e se finisce il capitalismo e/o il mondo, oppure viene l’iperinflazione modello Mozzambico o Weimar?
    beh in quel caso non e’ un problema quello che tu hai in portafoglio

    e dopo questo poema di auto celebrazione, vado, mi aspettano per un doppio sul sintetico, ciao ;-)

  20. 18 thomas hai ragione ,come li chiamano a wall street le scimmie fortunate ci sono sempre tra tanti che sparano previsioni prima o poi qualcuno ci indovina ,come hai ragione quando nessuno può sapere cosa farà il mercato domani come disse un trader famosissimo (vincente sul mercato )alla domanda:” cosa farà il mercato domani ? “lui rispose fluttuerà” per dire che neanche lui pur guadagnando milioni sul mercato ,sapeva dire cosa avrebbe fatto il mercato il giorno dopo, però voglio dissentire su prechter perchè non lo considero di certo un oracolo però era sempre lui che nel periodo 1980-82, quando tutti erano completamente ribassisti e negativi logorati da 16 anni di mercato orso ,che annunciava un forte bull market imminente e a quel tempo il dow stava a 1000 e diede come target del dowjones 4000-5000.( come se oggi dai come target 40.000 !!!)Si sbagliò perchè poi prosegui’ fino a 10000 e per quanto riguarda il petrolio se prendi i suoi report dell anno scorso quando il petrolio stava a 140 dollari e tutti gridavano petrolio a 200 $ lui diceva e sattamente il contrario:sarebbe sceso violentemente tanto è vero che il downsizing delle auto è partito proprio in quel periodo tutti a fare cilindrate piccolissime ed ora il petrolio sta a 30$!!!!questo per il solito errore nel proiettare linearmente all infinito un trend attuale non considerando la possibilità di cicli e inversioni.PRECHTER NON è uno oracolo ma con le sue previsioni si avvicina molto alla realtà non capisco quindi quelle cose che hai detto su di lui.

  21. 19- infatti io non ho parlato male di PRECHTER, ma solo del fatto che lui come molti fanno previsioni che poi spesso bisogna interpretarle per dar ragione o torto.
    piu’ precisamente PRECHTER nel 1980 predisse la partenza di un mercato toro contro ogni aspettativa e contro il sentiment di mercato e predisse che avrebbe avuto il suo apice nel 1987 a 3600 p.ti.
    ora il bull market parti nel 1982 due anni dopo, e nel 1987 ebbe un crollo epocale a 1700 p.ti.
    quindi la storia la si puo’ leggere in diversi modi, dopo 16 anni di lateralita’ dire che parte un mercato toro , hai quantomeno il calcolo delle probabilita’ dalla tua parte, il fatto che sia partito addirittura 2 anni dopo, non e’ cosa da poco e aspettarsi 3600 in un anno preciso “1987″, ed arrivare a 1700, pur con un guadagno del 70% e’ abbastanza approssimativo considerarlo previsione azzeccata, il fatto poi che nei decenni avvenire il dj sia arrivato a 14000 pt.
    non e’ poi neanche materia di dialogo

    questo non toglie la buona qualita’ del personaggio

  22. 20 – a parte il fatto che io concordo con te sul fatto di cominciare a “compricchiare ” qualcosina sul mercato (io uso il PAC), la rete vuole sapere come è andato il doppio sul sintetico… :-)

  23. 21 – abbiamo subito una mazzata terribile ….
    6 – 2 6- 3

    :mrgreen:

  24. We can’t over-emphasise that the Great Depression did not become “great” due to the economic problems signaled by the 1929 stock market crash, but, instead, due to government policies undertaken to counteract the economic problems. The policy errors we are referring to do NOT include the Fed’s so-called failure to prevent the money supply from shrinking, but do include government actions designed to boost prices, expand credit, create employment, and re-distribute wealth. These actions delayed necessary adjustments, and as a result it took more than 15 years for the economy to do what it should have done in 2-3 years. As Franklin Roosevelt’s own Treasury secretary, Henry Morgenthau, lamented in an address to Congressional Democrats in May of 1939: “We have tried spending money. We are spending more than we have ever spent before and it does not work. And I have just one interest, and if I am wrong … somebody else can have my job. I want to see this country prosperous. I want to see people get a job. I want to see people get enough to eat. We have never made good on our promises … I say after eight years of this Administration we have just as much unemployment as when we started … And an enormous debt to boot!”*

    It is commonly believed that the Second World War finally ended the Great Depression, but this is not true — the Depression didn’t finally end until government controls were eventually relaxed after the War. Preparing for and fighting WWII made sure that everyone had a job, but minimal unemployment does not necessarily go hand-in-hand with economic strength. In the former Soviet Union there was very little unemployment, but living standards were “third world”. Herein lies the problem with treating job creation as a primary goal of economic policy.

    As noted above and in our earlier commentary on this topic, government today is unfortunately enacting the same policies that made the Great Depression “great”. Additionally, policymakers have stepped-up their efforts and appear to be more committed than ever to the path of increased spending, monetary pump-priming and economic intervention. As a result, we think the probability of a great depression has risen to the point where such an outcome is almost inevitable.

    At this point it is appropriate for us to address a couple of related issues. The first is the perceived problem of falling confidence.

    The famous economist J. M. Keynes didn’t understand the link between the boom/bust cycle, fractional reserve banking and the central bank’s manipulation of interest rates. He therefore relied on mysterious changes in something he called “animal spirits” to explain how booms would evolve into busts. Many of today’s economists operate from within a similar faulty framework, and thus believe a key to turning the economy around is boosting the confidence of consumers and businesses. They don’t seem to appreciate that the problems are REAL, as opposed to figments of our collective imagination. A loss of confidence, leading to less spending on current consumption and a consequential increase in saving, is a RATIONAL response to the current economic REALITY. By putting a hallucinogen in the water supply you could probably make people feel more confident and thus cause them to go out and spend freely for a while, but how could this possibly help given that the current predicament involves too much debt, too little savings, and a mismatch between production and consumption? Obviously it wouldn’t help; it would just make a bad situation even worse.

    Policies that encourage people to increase their borrowing and spending are, in effect, encouraging people to dig themselves into deeper financial holes, but such policies are now ‘all the rage’ in the world of economic policymaking. For example, one of this week’s US Government schemes puts in place a financial incentive for people to borrow money to buy new cars. This scheme will cause damage to the extent that it actually does what it is supposed to do, but fortunately for the US economy it probably won’t work (it probably won’t lead to many additional car loans).

    In sum, the problems are real. Confidence will naturally return after savings and production have adjusted to the new reality, while policies that convince people to ignore reality and behave less prudently in the short-term will only exacerbate the problems.

    The next issue we’ll cover is the implication of increasing the money supply. Many people, including the Fed Chairman, believe that the economy can be helped through its ‘rough patch’ via monetary inflation.

    Those who share the Fed Chairman’s belief should explain in detail, using good economic theory as opposed to Keynesian “animal spirits”, how counterfeiting money can possibly strengthen the economy. One of the main considerations is that years of monetary inflation prompted massive investment in projects that should never have seen the light of day, leading to the situation where the economy’s capital structure doesn’t mesh with the needs of consumers. As far as we can tell, creating more money out of nothing couldn’t possibly alleviate this problem.

    Some will argue that monetary inflation ‘works’ (does good) by pushing up asset prices and thus reducing the debt burden, but let’s think this through. If there’s enough monetary inflation to push up asset prices then lenders will start demanding higher interest rates due to anticipated currency depreciation. Also, the cost of living will rise. At the same time, the aforementioned mismatch between production and consumption — the root of the high and climbing unemployment rate — will remain in place and probably become even more pronounced due to additional mal-investment. So, rather than having their financial burdens lessened by falling prices and low interest rates, those without jobs and those with excessive debt loads will have to deal with higher living and debt-servicing costs.

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