DERIVATI: come montare la truffa al Comune
Un articolo shock sulla truffa dei derivati affibbiati ai Comuni Italiani. In oggetto il Comune di Milano. Ma il caso non è isolato..
Continuo a ritenere, comunque, una certa gravità nel fatto che questi contratti sono stati, si, creati e proposti dal grosse banche, ma l’amministrazione pubblica, prima di accettare certe condizioni, avrebbe dovuto indagare in modo efficiente su quali erano le vere caratteristiche dell’operazioni, compresi i vantaggi (pochi) e i pericoli (moltissimi). Operazioni pericolose e complesse, come solo i “collar” possono essere.
Nel post che leggerete cliccando QUI scoprirete anche cosa sono i “collar”.
Riuscire a collocare queste operazioni significava commissioni paurose per gli intermediari. Tutto chiaramente intrinseco all’operazione, quindi invisibile agli occhi del cliente pubblico, ma molto chiaro nella rendicontazione dei budget e dei bilanci degli emittenti.
L’articolo di cui vi parlo è tratto dal quotidiano “La Repubblica”
Ve lo trascrivo in versione originale, con tanto di firma dell’autore, Walter Galbiati.
Cari amici, leggete e…inorridite… Protagonista di questo episodio, non il Comune sperduto in mezzo ai campi, gestito da onesti cristiani con una preparazione bassa e limitata, persone che dedicano parte del loro tempo all’amministrazione pubblica (con tutto il rispetto parlando!).
Signori, la truffa descritta è stata fScandalo derivati, ecco le telefonate
dell’inganno al Comune di Milanoatta niente poco di meno che al Comune di Milano.
Scandalo derivati, ecco le telefonate dell’inganno al Comune di Milano
I golden boys di Unicredit: “Siamo grandi, 2 milioni di utili”
E intanto la città perdeva poco meno di cento milioni di euro Scandalo derivati, ecco le telefonate dell’inganno al Comune di Milano
di WALTER GALBIATI
Questi i fatti. Il Comune, nel 2005, decide di chiudere i vecchi prestiti con la Cassa Depositi Prestiti attraverso una maxi emissione obbligazionaria da 1,6 miliardi, la più grande in Europa di un ente locale. Per farlo la legge impone che le condizioni del nuovo prestito siano più favorevoli del vecchio. E, secondo la Procura, lo sarebbero state se le banche non avessero nascosto un derivato stipulato con Unicredit e da chiudere contestualmente alla nuova emissione perché legato ai vecchi prestiti. A settembre di quell’anno, il Comune perdeva su quel derivato circa 100 milioni di euro. Palazzo Marino se ne accolla subito 20, altri 48 vengono rinegoziati con le quattro banche estere, mentre Unicredit ne ristruttura 28. Da quella ristrutturazione, le banche estere incassano 12 milioni di euro di profitti e Unicredit ben due milioni rubricati nel conto economico della banca.
“Abbiamo chiuso”, dice l’8 settembre 2005, Andrea Gavazzoni di Unicredit a un collega, un certo Marino, non ben identificato dalla Procura. “Grandissimi”, risponde Marino, le cui parole vengono registrate, in quanto le telefonate delle sale operative delle banche d’affari lo devono essere per legge. Andrea: “Abbiamo fatto tre basis point di sconto al Comune e abbiamo fatto due milioni di euro di utili”. Marino: “Come due milioni? Dai non scherzare che son soldi, ragazzi, non scherzate! Come hai fatto a fare due milioni di euro di utile?” Andrea: “Vabbé, tu basta che ti rivolgi alle persone giuste e vedrai che sarai sempre soddisfatto”. Marino: “Ma quanto gli avete caricato?” Andrea: “Il mercato ci è andato a favore, gli abbiamo fatto un piccolo sconticino, però, diciamo mercanteggiando un po’ tra range e tutto, alla fine questo utile è venuto fuori”.
Perdite per il Comune e utili per la banca sui quali i capi della divisione derivati di Unicredit calibravano i loro bonus. Nel 2005, Davide Mereghetti e Luca Fornoni, i capi dei “negoziatori” di derivati con Palazzo Marino, hanno percepito un reddito di 3,4 milioni di euro a testa.
PS: leggere anche il commento nr. 3 a scanso di equivoci….
STAY TUNED!
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22 maggio 2009 alle 20:22
Ma poverini quelli del comune di Milano…..chi ha posto le firme sui contratti???? hanno preso un lavavetri?????????

I guadagni li hanno avuti solo le banche????
DREEMMMMMM MA VA’ A CIAPA’ DI RATT
spero non te la prenda ciao
22 maggio 2009 alle 20:53
Esiste da millenni quella regola chiamata:
LA DILIGENZA DEL BUON PADRE DI FAMIGLIA.
Coloro che frequentano questo questo sito hanno
ben chiaro il concetto di guadagnare o di perdere i propri denari I PROPRI !!!!! NON SI GIOCA CON I SOLDI DEGLI ATRI NON ESISTONO VITTIME O CARNEFICI MA CONVERGENZE DI INTERESSI.
Se invece di perdere soldi il comune di Milano o qualsivoglia li avrebbe guadagnati si sarebbe AUTODENUNCIATO??????
La vera truffa la subiamo noi
22 maggio 2009 alle 21:40
2 – caro nino, mi sa che tu non hai capito….
Il problema è esattamente quello che tu hai scritto nell’ultima frase.
QUANTI CASI COME QUELLO DEL COMUNE DI MILANO SONO PRESENTI OGGI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE?
Te lo dico io…tantissimi.
Se devo dirti la verità, che la banca abbia fatto dei soldoni, mi interessa relativamente.
Che il comune abbia sottoscritto il contratto senza sapere cosa significava veramente comprare un “collar”, beh, dispiace per il Comune ma alla fine sono sulla carta cavoli suoi.
Quindi qual’è il problema?
Questi derivati vengono generati e garantiti tramite una specie di , chiamiamola cosi, stanza di compensazione. Quindi questi derivati NON POSSONO ESSERE CANCELLATI con la scritta: scusate, ci siamo sbagliati…
QUALCUNO DEVE PAGARE.
Ora faccio una domanda difficilisssimissima.
Secondo te, chi paga?
Dimmelo tu… chi paga?
Ma è ovvio !
NOI !!!! NOI cavolo ! Ma tu hai idea del buco che si è generato? Ma tu sai che ci sono Regioni, Comuni, Province che stanno per fallire per questo?
Ma tu sai cosa potrebbe significare?
questo era il messaggio che volevo lasciarvi, l’ho sottointeso in quanto pensavo fosse chiaro.
Chiedo scusa se non si era capito.
Questo buco enorme LO PAGHIAMO NOI !!!!
Questi abusi delle banche nei confronti dei comuni, li paghiamo noi!
L’inefficienza del settore pubblico, la mancanza della “da te citata” diligenza del buon padre di famiglia, che è alla base di tantissimi articoli del codice civile (credo che tu lo sappia), e la mancanza di buon senso, ha creato una crisi nella crisi che alla fine peserà sulle spalle del contribuente.
Ma a noi che c’è frega…
Tanto di debiti ne abbiamo quasi nessuno, il ns debito pubblico è assolutamente rassicurante….
O no….???
Ora spero che il post sia chiaro a tutti…
CIAO !
22 maggio 2009 alle 21:44
1 – Nino, dire a uno del torinense va a ciapal di ratt è come dire a un Bolzanino “trasi che to calo”.
22 maggio 2009 alle 22:16
Bell’articolo! Avidità…quale peccato capitale è? Non è il primo, ma sicuramente è il male dei nostri tempi!
Italia come California. Hai visto il buco nel bilancio fiscale che hanno? Prossimo default…
22 maggio 2009 alle 22:33
già… visto anche quello…
22 maggio 2009 alle 22:54
SCUSA DREAM …avevo gia’ letto sui quotidiani di queste vicende la GABANELLI su report ne ha parlato in due puntate .

leggendo questo post mi si e’ rizzato il pelo!!
la cosa sconcertante e’ che poi coloro che materiamente hanno fatto queste p..ate non dovranno rendere conto di nulla ,dovremo noi pagargli anche le spese legali
A proposito a quanto e’ dato di sapere a quanto si aggira la cifra?
4) la traduzione del va a ciapa’ di ratt e’ (vai a prendere dei topi , nel senso del …non hai altro da fare???)
Ciao pata vado a farmi un goccetto che mi passa il giramento…..
DREAM la vediamo allo stesso modo
23 maggio 2009 alle 1:56
Cmq per approfondire ulteriormente la questione…. http://www.rassegna.it/articoli/2009/05/18/47161/i-comuni-nella-morsa-dei-derivati
Secondo me i dati, come è anche scritto nell’articolo, sono assolutamente incompleti….
Articolo cmq molto interessante.
BUON WEEK END A TUTTI!
23 maggio 2009 alle 8:43
cose già dette !
fin quando ci sarà quel ministro al tesoro, non succederà nulla ! in quanto èp stato lui a portare questa porcheria nelle pubbliche amministrazioni ! vedasi legge del 2002 ! invece x i 2 miliardi bruciati da parte del tesoro italiano dico : sono stati spalmati sulle polizze postali !!!!?
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