Cina vs Giappone: il sorpasso
Credit default swap Cina e Giappone a confronto. Ulteriore segnale di uno scenario che cambia nel continente asiatico.
Spesso e volentieri l’orgoglio è un valore che è più importante di quanto si possa immaginare, anche nell’ambito economico.
Se poi i protagonisti si trovano in Asia, se poi sono allocati l’uno di fronte all’altro, se poi da sempre sono in concorrenza politico-economica, se poi si chiamano Cina e Giappone, beh la cosa si fa ancora più interessante.
Ma andiamo con ordine. Qualche giorno fa l’agenzia S&P ha ridotto l’outlook sul debito nipponico, segnale evidente di un peggioramento della solidità del GIAPPONE.
Per carità, rating confermato a AA, però l’economia stagnante ed il pesanate rapporto debito /PIL , previsto al 115% per i prossimi anni, non aiutano di certo in ambito di prospettive.
Certo, non possiamo nemmeno ricordare i punti di forza che permetteranno (secondo S&P) al Giappone di mantenersi in questa categoria di rischio:
- forte posizione netta verso l’estero
- yen importante valuta di riserva
- discreta flessibilità nel reagire alla crisi globale
- buona diversificazione dell’economia
E poi ovviamente non possiamo dimenticare le riserve valutarie del Giappone: sono pari a circa 1000 miliardi di dollari USA, seconde solo alla Cina, il grande paese emergente asiatico…
E proprio la Cina recentemente è stata protagonista di un evento storico.
Per la prima volta della sua storia, il debito Cinese è risultato meno rischioso di quello Giapponese. A testimoniarlo ancora una volta i nostri amici CDS, ovvero i credit default swap.
Credit Default Swap Asia: Cina e Giappone
Come potete vedere la linea viola del Giappone per la prima volta è salita sopra la linea dei CDS della Cina, a testimoniare il fatto che il debito giapponese è diventato più pericoloso di quello Cinese (situazione millimetricamente rientrata proprio oggi).
Tutto questo sta ulteriormente a significare e a testimoniare in modo evidente chi, nei prossimi anni farà il buono ed il cattivo tempo ion Asia.
STAY TUNED!
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Tags: cds, Cina, credit default swapPosts correlati
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2 febbraio 2010 alle 16:02
…ancora Cina…
Mysterious: Boom of new car registrations in Chinawithout any strong
impetus for gasoline demand
Last year, approximately 13.5m cars were sold in China, up by nearly 50% from the previous year. Offsetting this figure with the number of cars that were taken out of service and using the most conservative data available, China’s car fleet still expanded by at least 15%. Surprisingly though, the car boom is not reflected in a sharply increased demand for gasoline. The IEA reported that it rose by as little as 3% last year. (In India, in contrast, after the boom of new car registrations, gasoline demand rose by 10% last year.)
There have been several attempts to explain this phenomenon. First, in Chinalike anywhere else, a car is a status symbol. During weekdays, car owners in metropolitan areas can still use public means of transportation. Second, subsidies
on gasoline prices in Chinahave been gradually reduced and the resulting higher price levels may have dampened driving. In fact, the amount of “driven” kilometers in Chinain November was “only” up by 9% y-o-y. Third, older models were replaced by newer, more fuel efficient cars. However, non of these can fully explain the discrepancy. Hence, the IEA does not exclude the possibility that the data is wrong.
China’s new regulations on blending bio fuel may have had an impact on aforementioned statistics.
(fonte: Commerzbank)
2 febbraio 2010 alle 16:11
@ Dream Theater:
si si hanno preso dagli americani!!!
2 febbraio 2010 alle 16:32
eh già già…. Obladiobladà quando è andato a trovarli qualche settimana fa, gli ha portato il “Manuale del perfetto visionario illusionista delle folle”, doev a pag 69 c’è la categoria “Adjusted”…
2 febbraio 2010 alle 18:55
Anche se non è proprio pertinente col post, vorrei esplicitare alcune considerazioni in merito alla cura per uscire dalla crisi. Se è vero come ho sentito che Brasile e Polonia sono fuori dalla recessione, basterebbe che i governi seguissero il loro esempio e cioè:
- nazionalizzazione delle banche, controllate dallo Stato che impedisce loro come si è più volte detto di trasformarsi in hedge funds, essendo invece al servizio dei bisogni della collettività e delle piccole e medie imprese, salvandole dal fallimento;
- rinuncia da parte delle medio-grandi imprese alla delocalizzazione, riportando la produzione e quindi il lavoro nel proprio paese, risolvendo così la piaga della disoccupazione. Non so se in Italia questo potrebbe piacere sia alla destra che alla sinistra che mi sembra facciano tanto chiasso, ma non danno risposte concrete al superamento di questa crisi, dando un barlume di speranza alle giovani generazioni.
3 febbraio 2010 alle 10:10
Aspettando il Daily briefing – Tensioni USA-Cina: si indebolisce l’USD per reticenza dei cinesi ad acquistare la valuta americana, OIL su, mercati su ??