Carte di Credito e Credit Crunch, la doppia faccia della crisi
Se veramente fossimo fuori dalla crisi, non dovremmo trovarci con certi dati in mano. Ma credit crunch ed insolvenze del credito al consumo e carte di credito sono sempre più evidenti.
Quindi, grafici alla mano, lasciamo correre i guadagni, proteggiamoci con lo stop loss (o con lo stop profit), e andiamo avanti, giorno dopo giorno, malgrado che per il sottoscritto, in virtù anche del post ieri su Rosenberg+ZeroHedge, si continui a vivere con uno scenario quantomeno incoerente.
Crisi veramente finità?
A sentir dire, sembra proprio di si!
In primis Ben Bernanke. Secondo lui è stata scongiurata una “Seconda Grande Depressione”.
Certo, al momento è veramente così. La politica monetaria ha messo quelle toppe che poi hanno evitato il collasso finanziario globale. Ma come dico sempre, tutto bene e corretto per curare la malattia, ma poi, gli effetti collaterali, come li combatteremo? E quali saranno realmente?
In molti mi hanno anche accusato di temere troppo questi effetti collaterali. Probabilmente avete ragione, ma la coperta a me pare veramente troppo corta. E non ce la faccio proprio a dire che siamo fuori dalla recessione, che la crisi è alle spalle e che il sereno è tornato sui mercati. E lo dico cercando di essere assolutamente oggettivo ed indipendente nell’analisi.
Ed in effetti, basta guardarsi intorno per renderci conto di cosa sta accadendo.
Andando sulla categoria Macroeconomia leggerete di tutto e di più in merito. Non voglio ripetermi. Vi consiglio però di buttarci un occhio e capirete il perché della mia view.
Carte di credito: allarme in Europa e negli USA
Come avevamo già spiegato in passato, la crisi ha portato credit crunch, disoccupazione e quindi va a mettere a serio rischio la capacità e le potenzialità del consumatore, quello americano in primis (il nostro vecchio amico, Mr. Smith, ve lo ricordate?).
Oltre alla crisi dei consumi tradizionali, era attesa una crisi di quella forma di consumo, usata in modo molto spavaldo negli USA ma anche in Europa. Parlo delle carte di credito e del debito privato.
La notizia è di questi giorni, tratta dal FT.
A parlare è il Fondo Monetario Internazionale, o se preferite, l’FMI. Il Fondo Monetario Internazionale ha presentato un’analisi secondo la quale, ben il 14% del debito privato USA finirà per essere insolvente, ed in Europa la situazione sarà altrettanto tragica, anche se al momento più limitata (in quanto la crisi ha un effetto ritardato) ad un 7%.
Ora facciamoci un conto…
Debito USA: 1.914 bn $
Debito Europa: 2.467 bn $
A quanto ammonta la perdita potenziale per il sistema finanziario?
Numeri paurosi.
Tutto questo ha comportato, come effetto domino, un inasprimento del credit crunch.
Credit Crunch: peggiora la situazione
Le banche USA continuano a finanziare sempre meno i privati. E come quelle USA, anche le banche europee non sono da meno…
Nella fattispecie, l’ammontare totale dei prestiti delle 15 più grandi istituzioni finanziarie a stelle e strisce, nel secondo trimestre del 2009, è sceso del 2,8 per cento.
Questo numero è il risultato di una doppia tendenza: da una parte, le banche hanno stretto ancora di più i rubinetti per rafforzare i propri coefficienti patrimoniali e fare fronte ad altre eventuali perdite. Hanno, insomma, messo fieno in cascina. Dall’altra parte, la richiesta di prestiti è fortemente calata a causa dei timori sulla ripresa: le imprese mettono da parte i piani d’espansione e i consumatori proseguono nella loro, nuova, strada verso il risparmio. Si trasformano, cioè, da cicale in formiche. Questa combinazione rende più difficile per l’economia americana rimettersi in moto e diversi analisti sostengono che i “loan porfolio” non ripartiranno prima della seconda metà del 2010. (fonte: Sole24h).
Come potete vedere, la ripresa, se veramente si può definire così, è zoppa, in quanto non supportata dal sistema finanziario, con tanto marcio che deve ancora saltare fuori.
E allora….
Siamo sicuri che possiamo definirla vera ripresa oppure… E’ un rimbalzo dai piedi d’argilla?
STAY TUNED!
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Tags: carte di credito, credit crunch, debito usa, fondo monetario internazionale, politica monetariaPosts correlati
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28 luglio 2009 alle 13:03
i segnali di forza erano chiari.
i mercati salgono senza rifiatare e con bassa volatilità.
l’andatura di crociera è perfetta.
i portafogli si gonfiano.
cosa volete di più dalla vita.
bisogna sapersi accontentare.
28 luglio 2009 alle 15:06
1-mi pare che senza calare le scialuppe di salvataggio ,il mare agitato preallarmi il capitano..non so se il portafoglio continui a essere così gonfio.ho chiuso le mie posizioni con soddisfazione .alla prossima
28 luglio 2009 alle 17:07
2, gray, fin quando non ci sono segnali di inversione, non bisogna tagliare le gambe ai buoni titoli long.
a meno che il portfolio non sia composto solo da derivati.
28 luglio 2009 alle 18:53
3 – certo , il mio post precedente era un alert, ma occorre, come scrivevo, aspettare le conferme. Una delle regole più importanti (e ES lo può confermare ) è imparare a far correre gli utili e tagliare le perdite. Invece di solito l’ego umano tende a far fare il contrario….
28 luglio 2009 alle 20:32
3- ho molto da imparare dai suoi commenti e certo non volevo mettermi in contrapposizione.aspettavo la correzzione e operando con derivati ho portato a casa 220 punti.buona serata
28 luglio 2009 alle 20:45
d’altra parte penso che l’attuale correzzione possa arrestarsi a cavallo dei 19700 che rappresenta una correzzione del 23,7% di quanto guadagnato dai minimi di luglio ai massimi odierni.aspetto un ulteriore ritracciamento per posizionarmi long.obbiettivo. 20700?