BCE: quantitative easing in arrivo?
Fino ad oggi Trichet ha sempre negato l’intenzione di ricorrere all’acquisto di titoli sul mercato tramite il quantitative easing. Ma da alcune fonti sembra che le cose potrebbero cambiare.

Avrete probabilmente letto il post sul quantitative easing deciso dall’amministrazione Obama qualche settimana fa: un programma di massiccio riacquisto di assets, non solo tossici, con finalità diverse, per combattere la crisi dei mercati finanziari.
La BCE ha sempre detto che al momento il quantitative easing “non era in programma” anche perché, rispetto alla Federal Riserve, la Banca Centrale Europea ha ancora delle cartucce da sparare in termini di tagli di tasso. Anche se, e su questo non ci piove, il taglio dei tassi oggi ha la stessa utilità di un secchio d’acqua per irrigare il deserto…
Armi non convenzionali
Il ricorso al quantitative easing è considerato come l’utilizzo di armi non convenzionali in quanto il riacquisto (o l’acquisto) di bonds direttamente sul mercato non è propriamente un’operazione “normale”. Ma come ben sappiamo , lo stesso mercato NON è in condizioni normali ed i governi e le banche centrali di ogni paese stanno facendo il possibile per salvare il salvabile.
E così anche la BCE potrebbe utilizzare questa strategia, sicuramente d’impatto ma che non è priva di critiche.
Quindi, si tratterebbe del riacquisto di bonds governativi? A che pro? Abbassarne i tassi sulla parte lunga della curva dei tassi, diminuendo così in modo artificioso il costo di finanziamento dell’emittente statale. Questo risparmio verrebbe poi utilizzato per incentivare la crescita economica con appropriate politiche di sviluppo (probabilmente di matrice fiscale).
Inoltre ci sarebbero anche degli effetti “a cascata” positivi sui tassi dei mutui dei privati cittadini.
Ma non è così semplice per la BCE
Se a ricorrerete al quantitative easing è la FED o la BOE, non ci sono grossi problemi di “gestione politica”, in quanto si parla di una banca centrale e dei bonds emessi dallo Stato a cui fa capo. Ma…qua si tratta di BCE, Banca Centrale Europea, la banca centrale comune a più stati. Certo, la soluzione “ideale” sarebbe un acquisto tenendo conto di ogni singolo stato emittente. Ma c’è un però. I titoli emessi da Italia, Germania, Francia e Spagna sono pari ad oltre l’80% dei titoli emessi dai governi della comunità economica. Quindi questo ragionamento non è possibile. Quindi non si possono escludere “proteste” per una questione di NON equo trattamento.
E per i titoli corporate?
Non si esclude, inoltre, che la BCE possa ricorrere sempre nell’ambito del quantitative easing al riacquisto anche di titoli corporate, soprattutto di matrice bancaria.
A questo punto è sicuro il rischio “politico” nella gestione della cosa. E’ inevitabile creare situazione di scontento evidente da una parte, e di eccessivo favoritismo dall’altra.
Ma sono le regole del gioco, solo che questo gioco, oltre che essere pericoloso in ottica di medio lungo termine, rischia di creare grane ancor prima di essere attuato.
Vediamo nella prossima riunione che si decide. Al momento Trichet ha solo anticipato che non si parlerà di tasso di cambio, ma di altre misure. Quindi avremo l’ennesima conferma che TUTTE le banche centrali, alla fine, attueranno la medesima politica, unite contro la crisi dei mercati e la recessione. Che poi tutto questo ci porti prosperità e benessere, beh, questo è un altro paio di maniche.
STAY TUNED!
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6 aprile 2009 alle 14:20
Benissimo.
Così manterranno alti i prezzi dei bond ancora per un po’ di tempo.
Ma finito questo tempo (1 anno, 1 anno e mezzo) ci troveremo davanti ad uno dei BEAR market obbligazionari più colossali della storia.
(sbaglio o c’è un Etf obbligazionario Short ?)
6 aprile 2009 alle 14:23
1: Easy Etf Iboxx Liquid Sovereigns Extra Short
6 aprile 2009 alle 14:25
1 – la famosa bolle sui bonds…
6 aprile 2009 alle 14:57
Diciamola papale papale, si comprano tutta la monnezza che valeva una fortuna (e che ora non vale piu’ nulla) in cambio di denaro che non esiste, ditemi voi se a parte una boccata di ossigeno sul breve questo non portera’ ad una svalutazione monetaria…
Ma dove le hanno prese le lauree di Economia a Disneyworld?
6 aprile 2009 alle 15:00
4)
6 aprile 2009 alle 15:00
Ciao DREAM e ROS, volevo ringraziarvi per i bei propositi che avete espresso venerdì scorso, mi farebbe molto piacere ospitarvi ma purtroppo l’OCSE sta creando grossi problemi al turismo, appena ci sono schiarite vi faccio sapere, OK?
La lista dell’OCSE http://www.paradisi-fiscali.com/black_list.htm non sembra anche a voi incompleta? magari è un errore della tipografia, vedo San Marino ma manca il Vaticano …
6 aprile 2009 alle 15:10
6: Ciao Gremlin! Attendo news allora, così l’unica Borsa di cui mi dovrò preoccupare sarà quella da….spiaggia!!!
Per quanto riguarda il Vaticano: avevi dubbi?
Però manca anche il Delaware, se non ricordo male!!
6 aprile 2009 alle 15:18
ROS io sono un provincialotto, non conosco le storie del Delawattelapesca, però un piccolo flash su Vaty lo voglio dare:
“…Marcinkus ha diretto lo IOR per quasi 20 anni, capendo subito che direzione prendere: verso i paradisi fiscali (off-shore) e i giochi sporchi delle scatole cinesi. La sede dello IOR cominciò ad essere frequentata da personaggi mafiosi o corrotti: Salvo Lima, Ignazio Salvo, Sindona, ecc. Come capo della Banca Vaticana, e di una banca che non pubblica un bilancio annuale e non dà informazioni sui propri investimenti, Marcinkus fece accordi anche con Michele Sindona, uomo d’affari siciliano con agganci nel mondo della mafia, presidente della Banca Privata, che in quegli anni comprò o fondò moltissimi tra istituti di credito e società finanziarie, spesso creati in paradisi fiscali grazie alle prerogative derivanti dalla extraterritorialità dello IOR.
Tra i paradisi fiscali più importanti va annoverato lo staterello del Liechtenstein (30 mila abitanti di cui 5000 nella capitale Vaduz, con centinaia di banche e società finanziarie), il quale venne separato dalla diocesi svizzera di Coira e proclamato Arcidiocesi di Vaduz, immediatamente soggetta alla Santa Sede. Il Principe regnante del Liechtenstein, titolare di una immensa ricchezza (controlla la più importante banca del principato) è devotissimo di Santa Romana Chiesa.
Altri paradisi fiscali utilizzati dal Vaticano sono quello delle isole Cayman – diocesi di Kingston in Giamaica -, e delle Turks and Caicos – diocesi di Nassau, alle Bahamas – sottratte alle rispettive diocesi, e proclamate “sui iuris”, e affidate a due eminenti Arcivescovi americani di grandi aderenze nella Segreteria di Stato Vaticana)…” (tratto da http://www.loggiap2.com/banca_vaticana.htm)
6 aprile 2009 alle 15:21
io la mia operatività, ve la diedi a tempo debito !
NON FATE COME CERTI FUNZIONARI PUBBLICI !!!!! I DANNI LI DOVREBBERO PAGARE CERTI ITALIOTI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI !
6 aprile 2009 alle 16:09
dt, non si riesce a fare le donazioni! Se clicco su “clicca qui” mi dice che c’è un problema, mentre “cliccando sul pulsante sottostante” non c’è proprio
6 aprile 2009 alle 16:25
AZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ:……………
Come volevasi dimostrare!!!
Problemi tecnici da risolvere…
Porta pazienza…
Speriamo di risolvere tutto quanto prima…
ADMIIIIIIIIIIIIIIIIIINNNNNNNNNNNNN…
6 aprile 2009 alle 20:05
8: ma dai che il Delaware lo conosci, come il Wyoming e il Nevada! Gli Usa sono una Black List, forse non tutti gli stati, ma…si danno da fare!
http://www.eubusiness.com/news-eu/1238507221.72
Per quanto riguarda lo IOR, gli unici ricordi che ho sono quelli del Padrino III (mitico!)! Un pò ignorante in materia, ma approfondirò.