Baltic Index: finalmente un po’ di correzione
Sarò rapido, il nostro ormai conosciutissimo Baltic Index, finalmente prende un po’ di fiato e scende leggermente. Al momento il Baltic Index ha sempre sovraperformato lo S&P 500 in modo un po’ anomalo. Vedremo ora quello che succede. Infatti, analizzando l’indice Baltic, non risulterebbe, al momento, esserci un rallentamento economico. La partita è lunga e questo non è che uno dei tanti indicatori usati….
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16 settembre 2007 alle 11:25
—colgo l’occazione per augurate a tutti una buona domenica….
16 settembre 2007 alle 13:51
A mio avviso siamo di fronte ad un cambiamento epocale; gli indici dei paesi emergenti e le loro valute non hanno stornato anzi alcuni sono ai massimi rispetto agli indici dei europa e usa. Le loro valute che solitamente subivano subito un deprezzamento sono rimaste stabili.
Dobbiamo renderci conto che le economie di brasile, russia india e cina hanno “attecchito” e prenderanno piede. La cina per i bassi prezzi e la tecnologia, l’india per l’informatica ed alcune tecnologie di punta, il brasile e la russia per il rifornimento energetico ed alimentare proprio alla cina. Mentre noi stiamo parlando di 0,1 – 0,2 in meno di pil l’india e la cina stanno viaggiando ad un ritmo superiore al 10%. Bisognerebbe capire piuttosto se, in un futuro non tanto prossimo i paesi occidentali saranno ancora il traino dell’economia mondiale.
16 settembre 2007 alle 13:52
volevo dire futuro non tanto lontano
16 settembre 2007 alle 15:15
2 – Ciao Robom1, ciò che dici è molto corretto. IL futuro probabilmente sta proprio in quei paesi che ormai di emergente hanno poco (ne ho parlato qualche post fa…). E la mia prossima scommessa, se posso permettermi, tra un o’ di anni, sarà il Nord Africa… Vedremo…
16 settembre 2007 alle 19:05
Si la storia è vecchia. Non dimentichiamoci però che se la produzione sorride ai mercati emergenti, c’è l’altra faccia della medaglia ovverosia il consumo. Se le economie mature lasceranno il campo verrà meno una importante parte del consumo mondiale. Chi produce a chi vende
?
16 settembre 2007 alle 19:08
Comunque perchè dici che ha sovraperformato in modo anomalo?
16 settembre 2007 alle 22:16
6 – perchè nelle ultime settimane lo S&P 500 è stato lateral ribassista, invece il Baltic…. sempre UP !
16 settembre 2007 alle 23:42
sono d’accordissimo con 5-learner.
il seguente commento di nouriel roubini è dedicato a tutti coloro che pensano che il BRIC riuscirà a sganciarsi dal rallentamento dell’economia americana.
La stretta creditizia nel mercato dei mutui a rischio ha tracimato in quello a rischio nullo e in una varietà di mercati del credito: conti liquidità, prestiti interbancari, prestiti concessi a fronte di vari tipi di asset, strumenti strutturati delle banche, cartolarizzazione, mercati degli Lbo. Tutti sono bloccati. Questa stretta della liquidità e del credito peggiorerà man mano che la crisi dei mercati finanziari si rivelerà più grave di quella del 1998, che vide crollare l’Ltcm, il maggior hedge fund.
Allora si pose solo il problema della liquidità, perché l’economia era in forte crescita (più del 4%), l’incremento della produttività era alto e gli Usa erano nel boom di Internet. Oggi, oltre ai problemi di liquidità dobbiamo affrontare problemi di credito e di insolvenza derivanti dal boom del credito che ha comportato un indebitamento eccessivo. Il problema di insolvenza riguarda milioni di famiglie americane; decine di istituti dei mutui subprime già falliti; decine di società di costruzioni messe alle strette; una serie di hedge fund e altri istituti ad alto leverage finiti gambe all’aria. L’aumento degli spread del credito porterà a un numero maggiore di fallimenti di imprese tenute artificialmente a galla grazie a condizioni del credito troppo favorevoli.
I problemi di liquidità che si possono risolvere con iniezioni di moneta, per i problemi del credito non vale questa soluzione. L’allentamento della politica monetaria da parte della Fed non salverà l’economia e i mercati finanziari da un atterraggio duro perché sarà già troppo tardi. La Fed ha sottostimato la gravità della recessione immobiliare e il suo effetto tracimazione su altri settori.
I problemi del credito e le insolvenze non possono essere risolti solo con la politica monetaria. Le iniezioni di liquidità della Fed vengono trattenute dalle banche che accumulano riserve invece di riconcederle sotto forma di credito a quei settori dove la stretta creditizia peggiora. La globalizzazione, la cartolarizzazione e l’insorgere incontrollato di strumenti di credito complessi hanno portato a una maggior opacità nei mercati finanziari.
Questa mancanza di trasparenza produce una incertezza incommensurabile invece di un rischio valutabile. Il rischio può essere valutato quando si ha una serie di probabilità per una serie di eventi. Ma l’incertezza incommensurabile crea in condizioni di stress dei mercati una maggior avversione al rischio. L’incertezza proviene da due fonti: non conosciamo le dimensione delle perdite complessive dei mercati del credito (quello dei subprime potrebbe ammontare a 100 miliardi o più a seconda di quanto scenderanno i prezzi delle case); le perdite degli altri strumenti poco liquidi non sono misurabili in un mondo dove le istituzioni si sono misurate con i modelli piuttosto che con il mercato e le agenzie di rating, condizionate da conflitti di interesse, hanno accordato ai nuovi strumenti rating non corretti.
La cartolarizzazione implica che i rischi si sono diffusi dalle banche fino agli angoli del sistema finanziario, e non sappiamo quali istituti detengano rifiuti tossici e falliranno per primi. Sono falliti istituti di aree lontane come l’Australia, l’Asia, la Francia, la Germania e il Canada per la loro esposizione a derivati del credito legati ai mutui subprime. È come girare ciechi in un campo minato quando non si ha la più pallida idea di dove siano le mine. Quest’incertezza suscita paura e mancanza di fiducia verso le controparti finanziarie: tutti vogliono accumulare liquidità e tenersi gli asset più sicuri, gli istituti finanziari non si fidano l’uno dell’altro e sono restii a concedere prestiti.
La rivalutazione del rischio è un fenomeno permanente. L’impennata del costo del credito rende più fragile un’economia già indebolita. E’ la prima crisi del mondo della globalizzazione e della cartolarizzazione. Può il resto del mondo sganciarsi da un rallentamento degli Usa? Il contagio finanziario ha colpito i mercati europei con la stessa forza. Per il contagio reale, se gli Usa riescono a compiere un atterraggio morbido, la spinta della crescita in Europa, Giappone, Asia, America Latina sarà sufficiente per consentire lo sganciamento.
Ma se l’America affronta l’atterraggio duro, possibilità sempre maggiore, l’idea che il resto del mondo possa sganciarsi dalla recessione è azzardata. Gli Stati Uniti rappresentano il 25% del pil mondiale: i vincoli commerciali, quelli dei tassi di cambio dettati da un dollaro debole, i canali di contagio finanziari, gli effetti sul consumatore, porteranno a un rallentamento. In un mondo globalizzato e in mercati finanziari integrati gli shock al centro del sistema hanno effetti dolorosi sul resto del mondo per i mercati finanziari e le economie reali.
17 settembre 2007 alle 8:17
Sul fatto che gli USA rappresentino una fetta determinante del PIL mondiale, beh, questo è fuori di ogni dubbio. E inoltre , i danni del fenomeno SUBPRIME al momento non sono ancora quantificabili. Resta però il fatto che i paesi emergenti hanno acquisito a livello di peso sul PIL mondiale, un’importanza sempre più determinante.
Sono d’accordo sul fatto che molti paesi patiranno un eventuale “atterraggio duro” (tipo la Cina), però altri secondo me se la caveranno meglio, non rimanendone comunque indenni. IL problema? E’ proprio quello che dici tu, ExtrSud, ovvero i consumi. I cinesi producono , esportano ma consumano poco. Invece c’è un grande paese in Asia che produce, esporta ma consuma tanto. Ed è forse uno dei più grandi candidati a conquistare fette di mercato, proprio approfittando magari della debolezza USA. E questo paese è l’India.
Se facciamo un discorso a breve termine, non ho dubbi sul fatto di essere d’accordo con te, ma con un’ottica un po’ più a lungo, vedo l’Asia sempre più importante negli equilibri economici globali.
Chi vivrà vedrà…